Mobile marketing: i trend del 2016

Fonte notizia: Ninja Marketing

Il mobile marketing rappresenta ormai un territorio ricco di opportunità per le aziende e per i loro brand: di fatto i dispositivi mobili sono lo strumento con il più alto grado di penetrazione tra la popolazione: si calcola che il 97% degli italiani possieda almeno un cellulare, per un totale di quasi 50 milioni di dispositivi.
Vediamo ora quali sono le nuove tendenze nel mondo del mobile che stanno calcando la scena nel 2016.

Mobile Video: arrivano i video verticali

Il video marketing da mobile ha registrato una crescita vertiginosa nel 2015 e nel 2016 continuerà certamente la propria ascesa. La maggior parte degli utenti che visualizzano i video da smartphone lo fa in posizione verticale e proprio per venire incontro a questa tendenza si va sempre più diffondendo il formato verticale ottimizzato per i dispositivi mobile che consentirà la visualizzazione dei video a tutto schermo.

Applicazioni mobile: tante funzioni e un’unica app

Le app oggi presenti sul mercato sono sempre più numerose come anche le funzioni che offrono: ogni applicazione risponde ad un’esigenza diversa dell’utente. C’è l’app per pianificare la giornata, quella per programmare un viaggio, quella per accedere alle promozioni del supermercato e così via.
Ma la nuova tendenza del 2016 è quella di fornire agli utenti un’unica applicazione in grado di racchiudere il maggior numero di funzionalità possibili: un’opportunità interessante per le aziende che sapranno cogliere questo trend ancora prima dei competitor.

Location- Based Marketing: le notifiche push

Le notifiche push basate sulla localizzazione rappresentano un metodo efficace a disposizione delle aziende per comunicare in modo diretto e interattivo con il proprio target di riferimento. Immaginiamo ad esempio un turista in visita ad una città, durante la gita riceve sul proprio smartphone una notifica da parte della sua app di viaggio che lo informa su tutte le offerte per il pranzo disponibili nella zona in cui si trova. Un’opportunità straordinaria per quel ristorante che con l’offerta giusta riuscirà a conquistare la sua attenzione e di conseguenza accattivarsi un nuovo cliente.
I brand hanno già cominciato ad investire sulle strategie di marketing basate sulla localizzazione sfruttando le nuove tecnologie come gli iBeacons, dei piccoli trasmettitori posizionati all’interno degli store che individuano tutti i dispositivi presenti nell’area di interesse ai quali è possibile inviare le notifiche push con relativi sconti e promozioni.

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Customer Experience: la tua strategia incontra davvero le esigenze dei clienti?

Fonte notizia: Crmwebnews

Una customer experience ottimale è il risultato di un processo in continuo divenire e suscettibile ai cambiamenti del mercato e nelle abitudini dei consumatori. Le aziende ne sono sempre più consapevoli e proprio per questo stanno implementando nuove strategie per garantire un’eccellente customer experience e al tempo stesso un ottimo ROI  e una loyalty duratura.
Tuttavia molto spesso le strategie adottate non coincidono con le reali esigenze dei clienti. Un recente studio di Teletech (“The Teletech 2015 Customer Experience Benchmark Research Report“) individua i gap da colmare  e gli elementi che i consumatori ritengono invece prioritari per migliorare l’experience e su cui le aziende dovrebbero investire per rispondere in modo efficace alle aspettative dei clienti e quindi realizzare i propri obiettivi di business.
Il primo gap individuato riguarda il mobile: mentre le aziende stanno sempre più concentrando gli investimenti sulle tecnologie mobile, per il 60% degli intervistati la priorità è investire nella formazione del personale per migliorare la “first call resolution” e ridurre i tempi di attesa.
Inoltre mentre per i consumatori è preferibile risolvere i problemi tramite telefono, migliorare l’integrazione dei canali e garantire un ottimo customer engagement attraverso live chat, per le aziende invece è prioritario migliorare l’attività sui social media al fine di coinvolgere maggiormente i consumatori e creare mobile app user-friendly per un accesso più semplice. In altri termini i consumatori preferiscono che le aziende migliorino i canali tradizionali come telefono, live chat e mail piuttosto che mobile e social: è evidente che al momento aziende e potenziali clienti stanno viaggiando su due binari paralleli.
Ma come mai i social e gli altri canali digital non riescono a fare breccia tra i consumatori? Per il 72% degli intervistati parlare direttamente con un operatore è la soluzione migliore quando il tempo è poco e il problema da risolvere si presenta complesso.
Un altro passo importante da fare è quello di personalizzare la comunicazione con un approccio diverso in base alla tipologia di consumatore e alle sue esigenze. Lo studio infatti divide i consumatori in quattro categorie in base alle loro preferenze riguardo i canali di contatto: i “voice-averse” rappresentano il 21% e sono quelli che non gradiscono un contatto tramite voce, i “mobile centric” rappresentano il 13% e sono quelli che preferiscono interagire attraverso i dispositivi mobile, i “cooperative” rappresentano il 41% e sono quelli disposti a condividere informazioni e a spendere di più in vista di una migliore experience, infine gli “impatient” che rappresentano il 25% e sono quelli che ritengono di impiegare troppo tempo nella risoluzione di problematiche.

Ma, come emerge dai risultati dello studio, anche la strategia va diversificata in base al settore di riferimento: ad esempio nel settore banking e automotive i consumatori preferiscono parlare direttamente con un operatore, mentre nel settore retail il fattore discriminante è il prezzo.

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Best retail practices: Auchan e la spesa via smartphone

Fonte notizia: Gdoweek

“Best retail practices°” è un breve “viaggio” in 3 insights alla scoperta dei principali casi di successo nel retail marketing della GDO. In questo terzo insight parleremo di Auchan.
Auchan, gruppo nato in Francia nel 1961 e presente oggi in 11 Paesi – tra cui l’Italia con 60 punti vendita in 11 regioni -, costituisce una delle principali realtà della grande distribuzione e rappresenta un esempio di retail marketing in particolare per la strategia di mobile marketing che ha reso lo smartphone protagonista nel fare la spesa.
Auchan è tra i primi in Italia nel 2003 a introdurre il self checkout, oggi disponibile in 500 casse, che consente ai clienti, dopo aver fatto la spesa, di leggere il codice a barre dei prodotti del carrello in totale autonomia, pagando sempre in modalità self con carte e contanti. Il passo successivo è avvenuto con l’introduzione del self scanning, un terminale portatile che permette di leggere il codice a barre dei prodotti proprio mentre si fa la spesa, un comodo servizio che nel 2014 è stato poi esteso a tutti i cellulari con la nuova app di mobile payment che offre ai consumatori la possibilità di pagare la spesa con qualsiasi smartphone.
Scaricando gratuitamente un’App iOS o Android il cliente può utilizzare il proprio cellulare direttamente all’interno del punto vendita: all’entrata del supermercato, dove si trova il dispenser dei terminali di self scanning, è stato posizionato un QR Code che il cliente legge prima di iniziare la spesa per creare la connessione Wi-Fi al server Auchan. Una volta eseguita questa procedura, il cliente può cominciare a mettere i prodotti nel carrello: il codice a barre viene letto con la telecamera dello smartphone e con il tasto “più” acquisisce il prodotto.
Inoltre per ogni prodotto viene visualizzata sul display del cellulare la descrizione, l’importo, l’eventuale sconto ecc. Infine, allo stesso modo dei terminali dedicati, la lettura del codice a barre definisce il termine della spesa e il cliente può pagare in modalità self.

La nuova App Auchan presenta molteplici vantaggi per i clienti: velocità (diventa più rapido fare la spesa e pagarla, inoltre si agevola l’uscita dalle casse); comodità (l’elenco dei prodotti acquistati rimane nella memoria dello smartphone e può essere richiamato in futuro per creare una nuova lista della spesa); utilità (il cliente riceve direttamente sullo smarphone promozioni e offerte); sicurezza (la transazione di pagamento avviene sui sistemi CartaSi, così i dati della carta vengono archiviati su un server protetto e non vengono mai scambiati con il punto vendita).

Dietro le strategie di innovazione di Auchan c’è una notevole chiarezza d’intenti sempre rivolta al cliente perché – come sottolinea il direttore marketing Alberto Miraglia  – “l’obiettivo è  far convergere tutte le tecnologie che negli anni abbiamo sviluppato in soluzioni che contribuiscano a semplificare l’esperienza di acquisto e a rendere più rapida la spesa”.


 

optimo retail

Perché gli esercizi commerciali off line non possono essere ottimizzati come quelli on line? Da oggi qualcosa è cambiato. Nasce una nuova frontiera per l’analytics in-store: scopri di più sul sito web di OptimoRetail .


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Facebook nel futuro: bot, realtà aumentata e non solo…

 

Fonte notizia: Digital4

Mark Zuckerberg nel corso di F8, la conferenza degli sviluppatori del social network più usato al mondo svoltasi di recente a San Francisco, ha delineato la strategia di Facebook per i prossimi 10 anni.
La novità più rilevante è chatbot, un’intelligenza artificiale che sarà collegata a Messenger e consentirà di ricevere messaggi di aziende, contenuti per abbonati ad aggiornamenti su meteo e traffico, fino a messaggi più personalizzati come fatture o notifiche sulla spedizione di merci.
Con chatbot potrebbe essere davvero finita l’era delle ricerche in rete e di Google? Non ci sono dubbi che se questa soluzione – forte dei 900 milioni utenti al giorno di Messenger – dovesse realmente imporsi il predominio di Google potrebbe cominciare seriamente a scricchiolare.

Chatbot non è l’unica novità che Zuckerberg ha anticipato a San Francisco: Facebook Live, il servizio di video streaming lanciato di recente, sarà arricchito da una nuova possibilità: i video live potranno essere trasmessi non più soltanto dallo smartphone ma da tutti i dispositivi, videocamere e droni compresi.
Ma il passo più importante verso il futuro riguarda la realtà virtuale e aumentata: Zuckerberg ci crede davvero e non è certo un caso la recente acquisizione di Oculus Rift, lo schermo per la realtà virtuale che si indossa sul viso.
La tecnologia rappresenta un settore su cui Facebook vuole davvero scommettere: una conferma a ciò arriva dalla nomina di Regina Dugan a capo di Building 8, il team dedicato alla creazione di prodotti hardware e allo sviluppo di nuove soluzioni dedicate alla connettività. Una mossa astuta se si pensa che prima Dugan lavorava a Google guidando il gruppo specializzato nelle tecnologie avanzate.
È sempre più evidente che la definizione “social network” a Facebook comincia a stare davvero stretta, da qui i tentativi di estendere il proprio raggio d’azione verso altri ambiti e la voglia di esplorare nuove possibilità.
A Mountain View le certezze cominciano a vacillare: all’orizzonte c’è un rivale scomodo e sempre più agguerrito.

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Mobile marketing: l’importanza di ottimizzare il proprio sito mobile

 

Fonte notizia: Ninja Marketing

Le ricerche da mobile registrano una crescita sempre più esplosiva e i brand stanno via via scoprendo che le tecniche Seo utilizzate per scalare le SERP di Google nelle ricerche da desktop non sono le stesse da applicare al mobile. Anzi si può certamente affermare che mobile e Seo da desktop rappresentano due canali differenti di marketing e pertanto richiedono due strategie di ricerca differenti.
In particolare Google ha cambiato il proprio algoritmo a favore dei siti mobile responsive e da qui si intuisce quanto il posizionamento diventi ancora più importante nelle ricerche: se il sito mobile del brand non compare nella Serp l’azienda non avrà la visibilità necessaria.

Ma come assicurarsi un buon posizionamento per il proprio sito mobile ? I fattori da tenere in considerazione sono 3:

1. USER EXPERIENCE – è importante ottimizzare i contenuti per la user experience: il design deve essere semplice, ricco di liste e sottotitoli per consentire una rapida selezione delle informazioni e per facilitare la lettura. Non più di 2 o 3 paragrafi brevi. Evitare gli elementi troppo invasivi come ad esempio i video a espansione automatica che potrebbero inoltre rallentare il caricamento della pagina;

  1. GEOLOCALIZZAZIONE – gli utenti Google Search in mobilità molto spesso ricercano informazioni legate ad una indicazione geografica/localizzazione. Pertanto è importante ottimizzare per la ricerca mobile tenendo in considerazione l’intento di ricerca locale. L’utente mobile – che cerchi un pub, un bar o la farmacia più vicina – desidera acquisire le informazioni rapidamente e non ha tanto tempo a disposizione, come invece accade per la navigazione da desktop: pertanto non si soffermerà a scegliere tra tante alternative ma focalizzerà la propria scelta in base alla risposta più rapida e affine alla sua richiesta;

3. REPUTATION MANAGEMENT – Gestire la propria reputazione on line è sempre più importante anche in ottica SEO: siti di recensioni come TripAdvisor, giusto per citarne uno, testimoniano come ricevere dei feedback positivi – o negativi – da parte dei clienti rappresenti un aspetto da non sottovalutare. Pertanto perché non adottare una strategia “ad hoc” per incentivare le persone a recensire la propria attività? Magari chiedendo un feedback in cambio di un particolare sconto, senza contare che se un cliente lascia un commento particolarmente positivo può essere un’ottima idea dargli maggiore risalto pubblicandolo anche sul proprio sito.

 

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Vivaldi al debutto: nasce un nuovo browser per la navigazione in rete

 

Fonte notizia:Wired

Nel mercato dei browser da oggi entra in scena un nuovo protagonista: Vivaldi è ufficialmente giunto alla sua release 1.0 per il pubblico e può essere scaricato gratuitamente da questa pagina.
Il browser, a firma dell’ex CEO e co-fondatore di Opera, Jon von Tetzchner, punta tutto sulla personalizzazione: si adatta facilmente alle preferenze e alle abitudini degli utenti. Vivaldi è – come sottolinea lo stesso Tetzchner – «veloce, ma allo stesso tempo ricco di funzionalità, altamente flessibile…è un browser creato per voi».

Molto comodo in Vivaldi è il pannello laterale che raccoglie i preferiti, i download e le note dell’utente ma consente anche l’accesso ad uno strumento apposito che mantiene aperte diverse pagine web.
L’interfaccia è totalmente personalizzabile e si può scegliere quali elementi mostrare o non mostrare; c’è tra l’altro la possibilità di raggruppare le varie schede ma, soprattutto, di “impilarle”, funzionalità non comune tra i prodotti dei competitor. Altresì è possibile affiancare il contenuto di vari siti web in modo automatico consentendo una visualizzazione “a piastrelle”.

Pratica la funzione di “ibernazione” delle schede che permette di mantenerle aperte nel browser senza occupare spazio in memoria, come anche la funzionalità per salvare tutte le schede aperte e riaprirle in un secondo momento. Selezionando poi i testi ospitati su un pagina web è possibile salvarli ed aggiungerli in una nota in archivio.

Leggerezza e velocità: sono queste le carte vincenti con cui Vivaldi si presenta nel “mare magnum” della rete.

Riuscirà Vivaldi – in un mercato già di per sé affollato e dominato da colossi del calibro di Google Chrome ed  Internet Explorer – a scalzare i rivali dal podio?

Agli utenti l’ardua sentenza!

 

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Mobile advertising: nuovi orizzonti per la pubblicità on line

Fonte notizia: Digital4

Il mercato della pubblicità su smartphone e tablet, il cosiddetto “mobile advertising”, ha registrato in Italia  nel 2015  un picco del 53% arrivando a sfiorare un valore di ben 462 milioni di euro. A testimoniarlo è il primo Osservatorio Mobile B2C Strategy del Politecnico di Milano.
In particolare l’advertising sui social network è decisamente raddoppiato e si calcola che almeno il 77% dei navigatori svolge via mobile almeno una fase del processo di acquisto.  Il 60% cerca on line informazioni sul prodotto o particolari promozioni, il 29% richiede assistenza o consulta servizi a cui è iscritto e il 41% conclude l’acquisto effettuando il pagamento via mobile.
Marta Valsecchi, Direttore dell’Osservatorio Mobile B2C Strategy, parla di una vera e propria “mobile transformation” a cui le aziende sono chiamate e per la quale tutti i processi di comunicazione e fidelizzazione non possono più prescindere dallo smartphone che diventa quindi un amplificatore degli altri punti di contatto, dalla pubblicità su altri mezzi al customer care, fino all’esperienza nel punto vendita. «Lo smartphone – afferma la Valsecchi – è l’unico device sempre addosso all’utente in ogni momento della giornata, è il ponte tra l’esperienza on line e quella in negozio, può diventare il “telecomando” per attivare azioni sui prodotti fisici o raccogliere informazioni da essi e grazie alla geolocalizzazione permette di sapere dove è il consumatore e come si sposta».

Ma le aziende italiane B2C in questo momento sono davvero pronte alla “mobile trasformation”?

«In due medio-grandi imprese italiane  su tre – assicura la Valsecchi – il percorso di Mobile Transformation è ormai avviato. Per anni il Mobile è stata una leva nelle mani del marketing o dell’IT e ancora più spesso del solo team digital  ma ora, in un numero crescente di aziende, è un tema trasversale a più funzioni, ed è iniziata la riprogettazione di alcuni processi (CRM, vendite, customer care ecc.) con l’obiettivo di avere una vista unica sul cliente e integrare i diversi touch point. C’è stato un cambio di rotta influenzato dal crescente impegno del vertice aziendale, che ha iniziato a considerare la Mobile Transformation un fattore chiave per il proprio business nei prossimi anni».

 

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Viewability e Targeting: nuove metriche per la pubblicità on line

 

Fonte notizia: Digital4

Non tutti i banner sono ugualmente efficaci e, soprattutto, godono della stessa visibilità: una problematica che molto spesso incide sull’ottimizzazione del ROI,  chi investe in pubblicità on line lo sa bene. Proprio per fronteggiare queste criticità si stanno affermando nuovi sistemi di misurazione per l’adv on line: la viewability e il targeting.
La viewability è il parametro per valutare se la pubblicità erogata in rete è stata effettivamente vista. Molto spesso infatti un banner non viene visualizzato perché magari posizionato in una parte della pagina non visibile all’utente. Ma quando un annuncio pubblicitario si può considerare “visto”?
Il Media Rating Council ha definito uno standard per cui una impression si considera “in view” quando almeno il 50% dei suoi pixel è visualizzato per un secondo. Come è facile immaginare, la percentuale reale di visualizzazione è al di sotto del 100% essenzialmente per due motivi: molti utenti abbandonano una pagina (aperta magari per errore) prima di un secondo; la finestra del browser può non essere impostata in modalità full-screen.
L’altra metrica di misurazione delle performance, di recente introdotta sul mercato, si riferisce all’efficacia del targeting ossia alla percentuale di impression che raggiungono il target desiderato di una campagna, in altri termini è un parametro per valutare se la pubblicità erogata in rete è stata vista dal target giusto. Una campagna può non risultare in-target magari a causa di un limitato aggiornamento dei dati demografici o di cookie presenti in dispositivi condivisi da un maggior numero di persone.
Viewability e targeting rappresentano quindi due parametri molto utili principalmente ai grandi investitori pubblicitari per ottimizzare il ROI delle proprie campagne di adv on line.
Ma l’advertising analytics resta un territorio tuttora da esplorare, c’è la possibilità di fare analisi e misurazioni ancora più approfondite che in futuro potranno acquisire un’importanza sempre maggiore.
È il caso ad esempio della Brand Safety, è il parametro per valutare la coerenza del contenuto pubblicitario rispetto al publisher che lo ospita e consentirebbe ai brand di essere sempre a conoscenza dei siti e delle pagine in cui i loro messaggi pubblicitari saranno visualizzati dagli utenti.

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E-commerce e dintorni: la shopping experience è sempre più “omnichannel”

Fonte notizia: Mymarketing

Le innovazioni in campo tecnologico hanno rivoluzionato le abitudini di acquisto dei consumatori italiani: sta emergendo una nuova figura di acquirente, consapevole, informato e sempre più connesso tanto da prediligere per i propri acquisti i nuovi canali digitali. Non è un caso se proprio nel 2015 le vendite nel settore B2C hanno registrato una crescita del fatturato dell’8%: l’e-commerce si integra sempre di più e sempre meglio ai canali tradizionali di vendita al dettaglio e si fa strada un vero e proprio approccio “multicanale” all’acquisto.
Autozona.it ha individuato alcune dinamiche interessanti a partire dal 2016: nuove tendenze influenzeranno il commercio elettronico nei prossimi anni e anche i settori più tradizionali, come quello automotive, si lasceranno volentieri travolgere dal vento dell’innovazione.

Mobile in crescita

Nel 2015 in Italia gli acquisti tramite smartphone hanno rappresentato ben il 10% dell’intero settore del commercio elettronico: un trend che è destinato a rafforzarsi soprattutto se consideriamo che il traffico su alcuni portali deriva per il 50% proprio dai dispositivi mobile. Un dato da tenere in considerazione per tutte quelle aziende che intendano promuovere i propri prodotti e servizi tramite il canale e-commerce.

Ricambi auto on line

Il settore tradizionale dei ricambi auto ha ormai ceduto al fascino dell’e-commerce registrando una crescita del 50% rispetto al 2014. Basti dire che oggi un utente su due reperisce in rete le informazioni sui prezzi e uno su quattro acquista direttamente sul web i ricambi auto per poi farli installare dal proprio meccanico di fiducia. Per Francesco Caselli, ceo di Autozona, il successo dei ricambi on line è dovuto a diversi fattori: “il prezzo contenuto, la rapidità di consegna, la vasta scelta e la possibilità di reperire pezzi altrimenti introvabili sul mercato locale”.

Vendite lampo

I cosiddetti “Flash Sales”, le vendite lampo, hanno registrato un ampio sviluppo soprattutto grazie alla fiducia crescente dei consumatori verso il canale web, all’emergere di nuove tecnologie e all’affermarsi dei dispositivi mobili per la comunicazione. Un esempio recente: in occasione del Black Friday 2016, per la prima volta in Italia, i principali store on line, come anche i negozi tradizionali, hanno avviato promozioni speciali con sconti esclusivi fino al 70%.

 

Showrooming

La tendenza, cosiddetta del modello ROPO (Research Online Purchase Offline), per cui l’utente prima cerca informazioni sul web e poi acquista in negozio, lascerà il posto ad una nuova abitudine: l’utente prima prova il prodotto in negozio e poi decide di acquistarlo on line ad un prezzo più vantaggioso. È il cosiddetto “showrooming” e si sta affermando sempre con maggiore forza tra gli e-commerce, basti pensare che un colosso come Amazon sta valutando di aprire uno store tradizionale in logica “showrooming” nelle principali città.

Marketing di prossimità

L’esperienza “in store” è destinata a diventare sempre più “digitale” soprattutto grazie a tecnologie innovative come gli i-beacon, speciali sensori capaci di trasmettere informazioni sugli smartphone degli utenti e di interagire con quanti si trovano nel loro raggio di azione. Un assistente virtuale, installato sullo smartphone, accompagnerà l’utente/potenziale cliente nell’esperienza di shopping informandolo su prezzi, modelli e caratteristiche dei vari articoli esposti in negozio.

E proprio nel campo del”proximity marketing” arriva una grande novità: da una partnership tra Gta Factory  eGipstech nasce OptimoRetail, la nuova soluzione “ready to go” per l’analytics in-store.
Scopri di più guardando il video!

 

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Retail, proximity marketing e mobile marketing: il futuro è già qui…

Il proximity marketing è un mix di marketing strategico e tecnologia che consente un’interazione di prossimità con l’utente; in altre parole con il proximity marketing abbiamo la possibilità di veicolare attraverso uno strumento hardware e uno software contenuti multimediali verso determinate persone in base alla loro posizione. Lo strumento hardware è il beacon, un piccolo trasmettitore che funziona tramite Bluetooth e individuando i device nel loro raggio di azione consente un’interazione con lo spazio circostante. Lo strumento software, invece, non è altro che una piattaforma che mette in contatto il beacon con il device stesso.

Con il proximity marketing l’utente -nel corso di una visita a un museo, a un negozio, o a una fiera – avvicinandosi ad un hotspot riceve sul suo dispositivo mobile una serie di contenuti multimediali attinenti, al tempo stesso il fornitore di quei contenuti ha la possibilità di ricevere e organizzare dati e informazioni sull’utente in questione. L’obiettivo è suscitare nel potenziale cliente interesse, coinvolgimento e disponibilità all’acquisto.

I vantaggi di questa nuova tecnologia sono innegabili: la possibilità di “dare voce” a spazi, aziende, negozi e opere non è altro che un modo innovativo di arricchire l’esperienza del visitatore/cliente. Non c’è più bisogno di volantini, brochure o depliant: tutte le informazioni, gli extra, le offerte e le promozioni a cui il potenziale cliente può essere interessato arrivano direttamente sul display del suo dispositivo mobile, che sia smartphone, tablet o ipad.

Il proximity marketing è strettamente legato all’indoor positioning che è il posizionamento o tracciamento negli spazi chiusi. L’indoor positioning, anziché servirsi di una rete di satelliti come nel caso del GPS, sfrutta una rete di sensori che rilevano la posizione degli oggetti o delle persone da tracciare.

Arricchire l’esperienza dell’utente in un contesto microgeolocalizzato diventa possibile in tante occasioni e in differenti contesti: teatri, concerti, aeroporti, ristoranti, scuole, università. O magari nel caso di una conferenza, o di un corso: qualsiasi evento può lanciare un’azione di proximity fornendo contenuti rilevanti all’utente nel punto e nel momento preciso dell’interazione. Nel caso di un workshop, ad esempio, potremmo scaricare contenuti correlati a quanto stiamo seguendo in quel momento, come anche dialogare in differita su una “message board” con le altre persone presenti nello stesso luogo.

Ma l’ambito retail è probabilmente quello più affine al proximity marketing: collocando, infatti, i beacon sulla vetrina i negozianti possono inviare contenuti e notifiche anche a chi sosta semplicemente davanti al punto vendita perché attirato dalla merce in esposizione. Posizionando invece i beacon sugli scaffali o in prossimità di offerte speciali si ha la possibilità di fornire informazioni dettagliate sui vari prodotti, come anche contenuti emozionali o semplicemente raccogliere feedback dai visitatori. Il proximity marketing è poi molto efficace per campagne di coupon e raccolta punti consentendo di distribuire buoni sconto personalizzati e temporizzati a chi visita per la prima volta il negozio come anche ai clienti abituali.

Il proximity marketing si rivela decisamente utile per analizzare il comportamento dell’utente in-store: ogni spostamento del dispositivo mobile dell’utente viene tracciato e diventa così possibile individuare in tempo reale i percorsi all’interno del negozio, le zone più frequentate e con la migliore conversione in acquisti in modo da gestire con maggiore consapevolezza la disposizione degli spazi. In altri termini con questa nuova tecnologia si può ottimizzare un semplice store proprio come fosse un e-commerce e aumentare in modo significativo il ROI delle varie iniziative di marketing.

Il mondo del retail è cambiato: il futuro è già qui!

 

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