Retail: come sarà la shopping experience del futuro?

Fonte notizia: Crmwebnews

Offrire ai propri clienti un’esperienza di shopping ricca e coinvolgente: è questo l’obiettivo prioritario nel futuro dei punti vendita. I retailer oggi sono chiamati a prestare attenzione soprattutto a quanto accade in rete, quali sono le preferenze dei consumer e le opinioni sui social, sfruttando le potenzialità della tecnologia e agendo direttamente sull’esperienza dei clienti nei punti vendita, per garantire il mantenimento dell’attività e la loyalty.

La capacità di cambiare e rinnovarsi, la volontà di andare oltre la semplice transazione economica,  la prontezza nell’offrire proprio quei plus che rendono unica e speciale la retail shopping experience: tutte caratteristiche che potranno determinare il successo – o l’insuccesso – di un retailer rispetto a un altro.

Ma nello shopping del futuro cosa permetterà davvero ai retailer di conquistare i clienti?

Lo studio di West Filed CorpHow We Shop Now: What’s Next”, condotto in USA e UK su un campione di oltre 13.000 consumer, ha individuato 5 elementi chiave che qualificheranno la shopping retail experience del futuro.

  1. Pay as you go”: I clienti sono sempre più orientati verso una dimensione che vede il pagamento solo dei servizi utilizzati e solo per il tempo di utilizzo;
  2. Il negozio come spazio di formazione: i clienti considerano il negozio come un luogo in cui apprendere nuove skill e creare relazioni sociali. Almeno il 35% dei consumer inglesi intervistati vorrebbe frequentare dei corsi di lifestyle all’interno dello store. Tra gli argomenti più richiesti troviamo il fitness, la cucina creativa e le lezioni con esperti;
  3. Lo stile di vita prima di tutto: il 20% dei consumer inglesi chiede programmi fedeltà che li premino per lo stile di vita piuttosto che per gli acquisti. Ad esempio i clienti vorrebbero ricevere premi e sconti per la loro attenzione al riciclaggio (29%), all’esercizio fisico (20%), per il tempo dedicato alla famiglia (19%) e al volontariato (10%);
  4. Realtà virtuale anche negli store: i consumer mostrano una propensione per la realtà virtuale che li aiuti a comprendere come i prodotti si adattano alla loro vita quotidiana. Per il 41% degli intervistati in UK le nuove tecnologie potrebbero aiutare a capire come i prodotti possono trovare collocazione nella propria casa, mentre il 33% utilizzerebbe volentieri la virtual assistance per vedere i vestiti addosso prima dell’acquisto.
  5. I 5 sensi protagonisti dello shopping: I clienti ambiscono ad una retail experience che possa stimolare contemporaneamente più sensi anche nella vendita al dettaglio: al primo posto la vista e il tatto, seguono olfatto e udito, mentre il gusto risulta prioritario per il 28% degli intervistati.

 


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Retail: il valore della relazione nella gestione della loyalty

Fonte notizia: Marketing Retail

La customer loyalty è uno degli aspetti più importanti nel contesto di una retail strategy : prendersi cura del cliente e instaurare con lui una relazione durevole può davvero fare la differenza.
Da un’indagine dell’Osservatorio Carte Fedeltà dell’Università di Parma è emerso come negli ultimi dieci anni la cultura della loyalty ha fatto sempre più breccia in Italia tra gli operatori della GDO : l’85% delle imprese intervistate tiene sotto controllo da almeno 4 anni gli indicatori di fedeltà come ad esempio lo scontrino medio, la penetrazione della carta fedeltà sul fatturato e la frequenza di visita.

Relazionarsi con i clienti, acquisire consapevolezza dei loro comportamenti e preferenze è diventato un valore chiave per il mondo Retail perché è evidente come la migliore conoscenza del cliente possa consentire la costruzione di promozioni più personalizzate e quindi anche più efficaci. Tuttavia ancora in molte realtà dell GDO il loyalty marketing appare come una funzione distante dalla rete commerciale e dalle politiche commerciali vere e proprie.
Un esempio molto concreto riguarda l’emissione di una carta fedeltà all’interno di un ipermercato. Si tratta del primo importante momento di contatto che l’insegna ha con il mondo loyalty, eppure molto spesso l’iter è semplicemente burocratico e non viene posta particolare cura alla relazione con il cliente. La sottoscrizione di una card avviene con leggerezza, non si valuta con attenzione la qualità delle informazioni rilasciate dal cliente e così può capitare che magari un dato rivelatosi successivamente inesatto pregiudichi la possibilità di ricontattare in futuro quel cliente per proporgli  una particolare offerta o promozione, o anche solo per contrastare l’iniziativa di un nuovo competitor.
La loyalty potrebbe rappresentare un valido supporto per le politiche commerciali e promozionali, ottimizzando le risorse e migliorandone l’efficacia: è importante che i retailer capiscano che nessuna infrastruttura tecnologica o particolare strategia commerciale da sè potrà garantire il successo di un progetto di loyalty che non abbia davvero a cuore le persone.
Ai centri commerciali serve una nuova anima, più vicina al Cliente: siamo agli albori di un’evoluzione che il retailer moderno è chiamato ad interpretare.

 


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La Customer Loyalty e i programmi di fidelizzazione

Fonte notizia: My Direct Marketing

La Customer Loyalty è il sistema innovativo – applicabile a qualsiasi settore merceologico – per garantirsi la fedeltà dei clienti già acquisiti e fare in modo che aumentino i loro acquisti, oppure per conquistare dei nuovi clienti, profilarli e fidelizzarli a lungo termine, assicurandosi così un flusso di vendite costante sempre più redditizio; il consumatore in cambio riceve vantaggi progressivi sempre più consistenti, da utilizzare in modo semplice, su prodotti e servizi di sua convenienza. Questi vantaggi si concretizzano nei cosiddetti “LOYALTY PROGRAMS”, i programmi di fidelizzazione, ovvero dei servizi mirati che hanno come bersaglio le esigenze espresse dai vari target. Un programma di fidelizzazione per essere efficace deve seguire i clienti nel tempo portando valore aggiunto ai servizi post vendita nel periodo che intercorre tra un acquisto e l’altro e a margine delle varie iniziative proporre una serie di servizi trasversali tramite Card, programmi a catalogo e piani contatto.

I piani contatto, in particolare, rappresentano una strategia molto valida: prevedono l’invio di un numero variabile di messaggi al cliente e vengono predisposti tenendo in conto le evoluzioni e le necessità legate al prodotto, il suo ciclo di vita e la finestra temporale di riacquisto.

Semplicità, creatività e monitorabilità sono le caratteristiche chiave che definiscono un loyalty program ben strutturato. L’obiettivo è migliorare la relazione con il cliente e creare visibilità per il brand, aumentare la retention e la gratificazione del cliente.
I programmi di fidelizzazione, o loyalty programs, consentono ai consumatore di un determinato brand di accumulare vantaggi o usufruire di servizi esclusivi, come ad esempio accessi selezionati o servizi gratuiti, raccolte punti, sconti, offerte speciali.
Un esempio di loyalty program? i frequent flyer (trattasi di un servizio offerto dalla maggior parte delle compagnie aree per premiare la fedeltà dei propri clienti. Nella maggior parte dei casi, i viaggiatori iscritti al programma guadagnano tanti punti quante sono le miglia percorse; i punti così accumulati possono quindi essere riutilizzati per ottenere voli gratuiti o altri servizi) e gli shopping program, come anche i programmi di fidelizzazione nel settore Automotive.


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Innovare nella GDO: allearsi con le start up potrebbe essere la carta vincente?

Fonte notizia: Digital4

In Italia le grandi imprese della GDO sentono ormai prioritaria l’esigenza di innovare i processi di vendita ma al tempo stesso sono ancora legate a modelli di business poco efficaci che generano costi talmente elevati da risultare in perdita e di fatto non producono valore per l’organizzazione aziendale.
L’esempio virtuoso arriva da alcune giovani start up che in questo momento sembrano avere individuato l’approccio giusto offrendo servizi personalizzati e attuando modelli di business estremamente versatili.
Ecco alcuni casi interessanti di start up da cui i grandi operatori della GDO e del retail potrebbero trarre spunti decisamente utili e con cui magari stringere vantaggiose partnership.

Supermercato24 è una start up veneta attiva in 16 province italiane con un fatturato che nel 2016 dovrebbe sfiorare gli 8 milioni di euro. Applicando per la prima volta la logica della sharing economy al mondo della GDO Supermercato24 avanza sul mercato con un’importante promessa: portare a casa dei clienti la spesa fresca acquistata on line entro 60 minuti. Ma come funziona? Il consumatore accede attraverso la mobile app a circa 10.000 referenze acquistabili nelle principali catene di supermercati e invia l’ordine. A questo punto un algoritmo seleziona un collaboratore tra i 25.000 iscritti alla piattaforma valutandone disponibilità, geolocalizzazione e anche specializzazione negli acquisti. Il collaboratore selezionato si reca nel punto vendita più vicino a casa dell’utente, fa la spesa e gliela consegna in massimo 60 minuti. Enrico Pandian, fondatore e amministratore delegato di Supermercato24, afferma: “non facciamo altro che ottimizzare la catena logistica grazie al crowdsourcing” ma – si rammarica – è un vero peccato che sia più semplice stringere accordi con i brand che con le insegne, queste ultime ci vedono erroneamente come un competitor quando invece siamo i loro primi clienti”.

Indabox, fondata nel 2013, mette insieme una rete di 3.000 punti di ritiro e consegna spedizioni nei grandi centri urbani e nei capoluoghi di provincia italiani e ha coinvolto oltre a migliaia di bar anche 300 Carrefour Market e 60 Carrefour Express. L’ambito di riferimento resta quello della logistica e-commerce ma stavolta rispetto a Supermercato24 ci troviamo davanti ad un modello di business totalmente diverso: Indabox divide con i suoi partner le revenue per la custodia di pacchi o per la gestione di resi su acquisti effettuati dagli utenti su qualsiasi piattaforma on line. “Nell’app – ci tiene a precisare il fondatore Giovanni Riviera –sono incluse tessere fedeltà e strumenti di loyalty grazie ai quali i partner possono attivare promozioni sui nostri utenti che quindi diventano anche loro clienti”.  Ma anche Indabox, come Supermercato24, deve scontrarsi con la diffidenza delle grandi imprese: “se riuscissimo ad accordarci – spiega Riviera – con i principali spedizionieri italiani otterremmo un modello veramente virtuoso per tutti. Potremmo abbattere i costi logistici ottimizzando il percorso dei corrieri, incorporare la tariffa per il ritiro nella spedizione e ampliare ulteriormente le occasioni di contatto tra esercenti e clienti finali.”

Wib, start up siciliana, sostenuta da Unicredit, Vertis Sgr e RedSeed Ventures, sta riscuotendo grande successo in Nord America non tanto come semplice fornitore di vending machine quanto come partner per il marketing multicanale: l’installazione di distributori automatici intelligenti avviene in location strategiche  e con il supporto dell’analisi dei dati che si generano dalle interazioni del sistema con i consumatori.
“Wib – precisa Alfonso Correale, uno dei membri del board di Wib – è prima di tutto un tool di marketing e comunicazione che si integra fortemente con le attività di prevendita e da qui la possibilità di fare business in chiave multicanale”.  Wib integra il mondo fisico con quello digitale, consente di gestire prodotti di dimensioni diverse, con funzioni di multiple picking e variazioni di prezzo anche in base al profilo social dei clienti, altresì permette di controllare da remoto le campagne e di scambiare messaggi in tempo reale.

 


 

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Perché gli esercizi commerciali off line non possono essere ottimizzati come quelli on line? Da oggi per il mondo retail e GDO qualcosa è cambiato. Nasce una nuova frontiera per l’analytics in-store: scopri di più sul sito web di OptimoRetail .


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Il nuovo Merchandising Customer-Centric

I risultati dei nostri recenti sondaggi Twitter sono davvero molto interessanti:

Le maggiori criticità nella gestione del Merchandising – questo sondaggio ha chiesto ad un’audience di professionals del retailing e della GDO quale, fra quelle proposte, era la scelta più critica nella gestione del merchandising. Sono state proposte opzioni di scelta legate alle scelte gestionali riconosciute universalmente come le più critiche per la gestione del Merchandising:

  1. Scelta dell’area in-store – in cui organizzare il merchandising di un dato prodotto;
  2. categorie/raggruppamenti – di prodotti presso i medesimi display;
  3. design emozionale del dispaly – esistono molti format ormai di display e si cerca sempre di più il coinvolgimento emotivo del consumatore;
  4. visibilità dell’assortimento – intesa in generale e riguardante sia la profondità che l’estensione dell’assortimento proposto.

I risultati sono stati molto interessanti:

le leve più critiche del Merchandising

E’ emersa chiaramente l’importanza delle scelte che fanno riferimento all'”esperienza” del cliente rispetto alle scelte più tradizionali di gestione del “prodotto” o ancor meglio della “categoria”.

Sia la scelta dell’area in-store che la ricerca di un design sempre più emozionale confermano la ricerca dei Merchandiser di soluzioni in cui il coinvolgimento dei clienti è al centro delle loro strategie.

Le analisi più importanti per l’ottimizzazione del Merchandising – Il secondo sondaggio è stato ancora più preciso ed ha richiesto, sempre alla stessa audience di professionals, di esprimere una preferenza sul tipo di analisi di cui vorrebbero disporre per ottimizzare le scelte di Merchandising:

  1. Analisi sui trend delle vendite delle “categorie”;
  2. Analisi sulle visite ed i movimenti in-store;
  3. Analisi sulle preferenze dei consumatori sui format espositivi;
  4. Analisi degli stock di prodotto.

Anche in tal caso i risultati sono molto interessanti e ci danno un’indicazione molto chiara sulle tendenze gestionali su questo fondamentale tema:

analisi a supporto del merchandising

In questo caso vengono premiate apertamente le analisi sulle preferenze dei consumatori e, ancor più significativo, le analisi sulle visite ed i movimenti in-store; l’importanza di questa preferenza, sta, in particolare, nel fatto che in un precedente sondaggio la stessa audience affermava di conoscere ancora molto poco il tema della Indoor Positioning.

Sintesi

Volendo sintetizzare (anche con una piccola forzatura logica) il risultato di entrambi i sondaggi con un unico diagramma possiamo ricorrere al seguente, che evidenzia chiaramente le preferenze dei professionals del Merchandising emerse dai sondaggi:

diagramma unico sui sondaggi

L’aspetto più interessante di questo round di sondaggi è l’affermazione sempre più evidente dell'”intento” di portare il Merchandising sempre più su un piano Customer-Centric e meno Product-Centric. Quanto e come si sta diffondendo nella realtà questo orientamento è ancora oggetto di analisi, anche se abbiamo proprio di recente raccolto interessanti esperienze in tal senso e le abbiamo riportate nei nostri recenti articoli sul tema.

Un nostro vivo ringraziamento va a tutti coloro che ci hanno dato la loro preziosa opinione; continuate a seguirci sul nostro account Twitter per i prossimi sondaggi https://twitter.com/GtaFactory

Grazie!

 

 

 

Best retail practices: Auchan e la spesa via smartphone

Fonte notizia: Gdoweek

“Best retail practices°” è un breve “viaggio” in 3 insights alla scoperta dei principali casi di successo nel retail marketing della GDO. In questo terzo insight parleremo di Auchan.
Auchan, gruppo nato in Francia nel 1961 e presente oggi in 11 Paesi – tra cui l’Italia con 60 punti vendita in 11 regioni -, costituisce una delle principali realtà della grande distribuzione e rappresenta un esempio di retail marketing in particolare per la strategia di mobile marketing che ha reso lo smartphone protagonista nel fare la spesa.
Auchan è tra i primi in Italia nel 2003 a introdurre il self checkout, oggi disponibile in 500 casse, che consente ai clienti, dopo aver fatto la spesa, di leggere il codice a barre dei prodotti del carrello in totale autonomia, pagando sempre in modalità self con carte e contanti. Il passo successivo è avvenuto con l’introduzione del self scanning, un terminale portatile che permette di leggere il codice a barre dei prodotti proprio mentre si fa la spesa, un comodo servizio che nel 2014 è stato poi esteso a tutti i cellulari con la nuova app di mobile payment che offre ai consumatori la possibilità di pagare la spesa con qualsiasi smartphone.
Scaricando gratuitamente un’App iOS o Android il cliente può utilizzare il proprio cellulare direttamente all’interno del punto vendita: all’entrata del supermercato, dove si trova il dispenser dei terminali di self scanning, è stato posizionato un QR Code che il cliente legge prima di iniziare la spesa per creare la connessione Wi-Fi al server Auchan. Una volta eseguita questa procedura, il cliente può cominciare a mettere i prodotti nel carrello: il codice a barre viene letto con la telecamera dello smartphone e con il tasto “più” acquisisce il prodotto.
Inoltre per ogni prodotto viene visualizzata sul display del cellulare la descrizione, l’importo, l’eventuale sconto ecc. Infine, allo stesso modo dei terminali dedicati, la lettura del codice a barre definisce il termine della spesa e il cliente può pagare in modalità self.

La nuova App Auchan presenta molteplici vantaggi per i clienti: velocità (diventa più rapido fare la spesa e pagarla, inoltre si agevola l’uscita dalle casse); comodità (l’elenco dei prodotti acquistati rimane nella memoria dello smartphone e può essere richiamato in futuro per creare una nuova lista della spesa); utilità (il cliente riceve direttamente sullo smarphone promozioni e offerte); sicurezza (la transazione di pagamento avviene sui sistemi CartaSi, così i dati della carta vengono archiviati su un server protetto e non vengono mai scambiati con il punto vendita).

Dietro le strategie di innovazione di Auchan c’è una notevole chiarezza d’intenti sempre rivolta al cliente perché – come sottolinea il direttore marketing Alberto Miraglia  – “l’obiettivo è  far convergere tutte le tecnologie che negli anni abbiamo sviluppato in soluzioni che contribuiscano a semplificare l’esperienza di acquisto e a rendere più rapida la spesa”.


 

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Best retail practices: Carrefour e il nuovo concept di ipermercato “per mondi”

Fonte notizia: Mark-up

“Best retail practices°” è un breve “viaggio” in 3 insights alla scoperta dei principali casi di successo nel retail marketing della GDO. In questo secondo insight parleremo di Carrefour.
Carrefour, popolare catena di supermercati e ipermercati francese nata a Annecy nel 1959 e attualmente presente in 30 Paesi tra cui Europa, Brasile, Argentina, Nord Africa e Asia, rappresenta un esempio innovativo di retail marketing nella GDO, in particolare per la strategia di proximity marketing e per Carrefour Planet, il rivoluzionario concept di ipermercato aggregato per mondi e per system di offerta.
Per proximity marketing, o marketing di prossimità, intendiamo una tecnica di comunicazione integrata che agisce direttamente su utenti e potenziali clienti che si trovano in una determinata zona, prossimi all’emittente del messaggio pubblicitario. Oggi le azioni di Proximity Marketing sono diventate una componente essenziale per una campagna pubblicitaria ad alta profilazione, ciò è dovuto all’enorme concentrazione di dispositivi mobili (Smartphone, Tablet, PC, ecc.) dotati di strumenti Bluetooth® utili alla emissione, scambio e ricezione di immagini, video e contenuti testuali.

Carrefour ha scelto la tecnologia di proximity marketing ottenendo dei risultati molto positivi: il coinvolgimento degli utenti, all’interno del supermercato, è aumentato del 400% grazie all’utilizzo di un’app mobile che ha supportato le vendite e semplificato l’esperienza tra gli scaffali. Carrefour accompagna l’utente durante tutta la durata della sua permanenza nello store influenzando positivamente i suoi acquisti. In che modo lo fa? Inviandogli notifiche-push contenenti promozioni attive e personalizzate, coupon spendibili su diversi prodotti o suggerendo eventuali prodotti sulla base degli acquisti passati. Il tasso di conversione, in riferimento a queste iniziative di proximity marketing, è aumentato di ben 16 volte.
Tramite lo smartphone gli utenti riescono ad individuare il punto vendita più vicino alla loro posizione geografica e a sfogliare in diretta le offerte, mentre Carrefour studia il loro comportamento, il percorso effettuato tra gli scaffali e il tempo di permanenza all’interno del negozio.
Il marketing di prossimità accorcia le distanze che separano l’azienda dal proprio cliente ma non solo: aumenta il tasso di conversione, intensifica i rapporti con la clientela, comunica in modo semplice e analizza il mercato in tempo reale.
L’altra importante innovazione è Carrefour Planet, un concept di ipermercato “ridefinito per mondi” che è stato lanciato per la prima volta in Francia, a Ecully e Venissieux, e si è poi via via diffuso anche nel resto d’Europa: l’offerta è stata aggregata per mondi con l’introduzione di elementi di colore e uso diversificato della luce. All’interno dell’ipermercato nove sono i poli tematici (market area, biologico, surgelati, bellezza, fashion, baby, casa, tempo libero e multimedia) e vengono rappresentati dall’uso di colori vivaci (ad esempio rosso per il fashion, verde per il biologico e così via). Per alcune categorie, inoltre, sono state avviate partnership importanti con brand famosi, come ad esempio Apple, Sony, Samsung, per la realizzazione di corner all’interno dell’ipermercato.
L’ipermercato ospita anche un‘area per gli eventi: 2.000 mq che vengono utilizzati ogni due settimane per l’organizzazione di mostre, workshop ma anche lezioni di cucina, make up e massaggi.
Lo shopping è stato reso ancora più agevole intervenendo direttamente sugli ambienti: corridoi più ampi e un nuovo sistema di segnaletica più intuitivo caratterizzato dai colori, scaffali più bassi per rendere più accessibili i prodotti e migliorare la visibilità in tutto lo store. Inoltre sono stati aggiunti una serie di servizi dedicati ai clienti: un punto di intrattenimento per i bambini, un’area snack aperta h24, un servizio di acconciatura con possibilità di taglio e piega in 10 minuti a soli 10 euro.
Infine per i clienti più fedeli di Carrefour Planet un apposito programma di fidelizzazione con tanti vantaggi, come ad esempio giornate speciali nelle quali tutto l’assortimento viene proposto con una scontistica del 10%.

Nel prossimo insight sarà la volta di un altro “big” della GDO, Auchan: a presto con “Best retail practices” su  Gta Factory!


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Best retail practices: Tesco e il primo supermercato virtuale

 

Fonte notizia: B2 Corporate

“Best retail practices°” è un breve “viaggio” in  3 insights alla scoperta dei principali casi di successo nel retail marketing della GDO. In questo primo insight parleremo di Tesco.

Tesco, brand della GDO di fama internazionale e attivo in Gran Bretagna , Europa, Nord America ed Estremo Oriente, rappresenta un esempio innovativo di retail marketing, in particolare per la strategia attuata sul mercato della Corea del Sud  e la nascita del primo supermercato virtuale. Per supermercato virtuale intendiamo uno spazio espositivo, situato molto spesso in luoghi pubblici, da cui gli utenti possono consultare l’assortimento di un retailer e ordinare gli articoli di proprio interesse attraverso dispositivi mobile.

In Corea del Sud, dove Tesco è presente con il brand Home Plus, l’idea vincente è stata realizzare un supermercato virtuale proiettato nel mondo fisico sfruttando i tempi di attesa delle persone in luoghi di elevato passaggio e attuando una strategia a 3 fattori: cartelloni pubblicitari, codici qr dei prodotti e smartphone. Come è stato possibile? Molto semplice. Tesco ha posizionato sulle banchine di attesa della metropolitana una serie di cartelloni luminosi per riprodurre in scala 1:1 i vari scaffali del supermercato, ogni prodotto ha il suo codice qr e grazie allo smartphone può essere fotografato ed inserito nel carrello virtuale. Una volta terminati gli acquisti il cliente può pagare  sempre tramite smartphone e riceverà la spesa direttamente al proprio domicilio nel giorno e all’orario che desidera.

La strategia è stata personalizzata sulle esigenze del pubblico coinvolto, in ossequio al principio guida di Tesco secondo cui ogni mercato è unico e richiede un approccio differenziato. Per un target come quello dei sudcoreani ritenuti per tradizione grandi lavoratori ma con poco tempo per fare la spesa e altre faccende quotidiane, è stato decisivo trasformare i tempi morti d’attesa in potenziali occasioni di acquisto: in altri termini se il consumatore non ha tempo per raggiungere il punto vendita allora perché non andare incontro a quel consumatore? Tesco ha introdotto un concetto di spesa totalmente nuovo attraverso l’uso della tecnologia mobile e portando lo store direttamente a contatto con il consumatore digitale.

La capacità di saper comunicare al momento giusto e nel posto giusto, identificando i luoghi di più intenso passaggio e di più alta attesa come le stazioni metro o dei treni coreani, da cui ogni giorno transitano oltre 20 milioni di persone, ha portato Tesco ad un successo clamoroso con un picco nelle vendite on line nel biennio 2010/2011 del + 130.

Nel prossimo insight sarà la volta di un altro famoso brand della GDO, Carrefour: a presto con “Best retail practices” su  Gta Factory!


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Visual Merchandising a 360°: il display del punto vendita

Fonte notizia: Store Management

3/3

“Visual Merchandising a 360°” è un breve “viaggio” in  3 insights alla scoperta del visual merchandising nel settore retail.

Iniziamo questo terzo – e ultimo – insight definendo uno dei principali ambiti di applicazione delle tecniche di visual merchandising: il Display.
Il display è l’organizzazione e sistemazione della merce in modo tale da produrre uno stimolo che porti alla vendita dei prodotti rispondendo alle esigenze della clientela.
Un display ben organizzato attira il cliente, lo invoglia a fermarsi e a valutare la merce esposta, gli fornisce le informazioni necessarie, semplifica ed agevola il processo di acquisto.

Distinguiamo 3 tipi di display:
Display di impostazione : è quello principale fisso e nasce con l’apertura del punto vendita;
Display di presentazione: è il modello che presenta e qualifica il punto vendita e il suo assortimento, esprime i valori aziendali e si distacca dalla concorrenza;
Display di promozione: esalta le novità di prodotto e/o i prodotti in promozione.

L’esposizione della merce può essere attuata attraverso una serie di tecniche di cui le principali sono:
Shelving : la merce viene esposta su scaffali inseriti in espositori o sistemi murali (questo tipo di esposizione è molto adatta per borse e calzature);
Hanging: la merce viene appesa su ganci o su barre installate sulle gondole o sui sistemi a muro (questo tipo di esposizione è utilizzata nei negozi di abbigliamento per appendere capi sospesi tra il soffitto e il pavimento);
Pegging: la merce di piccola dimensione viene confezionata all’interno di sacchetti e quindi appesa a dei ganci inseriti nelle gondole o sui sistemi murali;
Folding: la merce morbida o quella di notevoli dimensioni e poco maneggevole viene piegata e impilata su scaffali o posata su tavoli;
Dumping: la merce di piccola dimensione viene esposta all’interno di grandi cesti;
Manichini: la merce viene esposta su dei manichini (questa tecnica consente di comunicare la disponibilità della merce e di proporre degli abbinamenti attorno ad un particolare tema espositivo).

Il Punto Display  – o Vetrina Interna – ha l’obiettivo di invogliare i potenziali clienti ad entrare nello specifico spazio di vendita comunicando la presenza del prodotto a quelli che già si trovano vicino all’esposizione senza ostacolarne la viabilità.

Per quanto riguarda il posizionamento della merce è  opportuno sempre avere presente le regole espositive relative ai 4 livelli principali:
Livello suolo : è quello degli scaffali più bassi, offre la minore visibilità ai prodotti in esso inseriti;
Livello mani: il prodotto esposto è più accessibile e quindi l’acquisto viene favorito;
Livello occhi: è quello più visibile e pertanto attira maggiormente l’attenzione dei clienti;
Livello sopra la testa: è quello meno accessibile e generalmente viene usato per lo stoccaggio della merce.

Ciascuna di queste tecniche è importante per migliorare le performance dell’intero punto vendita a patto però che vengano utilizzate in conformità alle esigenze commerciali, promozionali, di alta o bassa rotazione di quel particolare momento.

 


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Visual merchandising a 360°: il layout del punto vendita

Fonte notizia: Store Management

2/3

“Visual Merchandising a 360°” è un breve “viaggio” in  3 insights alla scoperta del visual merchandising nel settore retail.

Iniziamo questo secondo insight definendo innanzitutto il concetto di Merchandising. Di cosa si tratta? È l’insieme di attività e di azioni finalizzate alla vendita di un prodotto, o di una linea di prodotti, in seguito all’inserimento dello stesso nell’assortimento del punto vendita. Il merchandising è il marketing interno del punto vendita che mira ad ottimizzare la redditività della superficie espositiva enfatizzando la presenza dei prodotti con maggiore marginalità, a bassa rotazione, stagionali con lo scopo ultimo di aumentare gli acquisti e fidelizzare il cliente.

Il visual merchandising è  il merchandising nel suo aspetto più “visuale” e mira ad attrarre l’attenzione sul prodotto esposto, una sorta di linguaggio commerciale creativo che agisce sui cinque sensi del cliente con stimoli di varia natura (ad. es. l’utilizzo di musiche o suoni, particolari fragranze, degustazioni ecc.) per agevolare il suo processo decisionale, di valutazione e selezione del prodotto.  Il visual merchandising deve dare al cliente la possibilità di ricevere tutte le informazioni sul prodotto  e i prodotti devono essere predisposti  perché possano giocare il loro ruolo al meglio: è importante che la cartellonistica relativa alle promozioni temporali sia chiara, leggibile e non invasiva, mentre la cartellistica deve contenere tutte le informazioni relative alla natura tecnica del prodotto e al prezzo.

Analizzando l’interno del punto vendita non possiamo non fare riferimento al layout che è lo spazio destinato all’organizzazione e quantificazione delle merci offerte nel punto vendita.

Distinguiamo due tipi di layout:
Il layout di attrezzature che riguarda le attrezzature presenti nell’area vendita utili per la vendita e l’erogazione dei servizi abbinati (scaffali, casse, box finanziamenti);
 Il layout merceologico che riguarda la disposizione dei prodotti in esposizione.

Il layout delle attrezzature si divide a sua volta in due modelli di layout:
Layout a griglia: lunghe file di scaffali con percorsi e corridoi rettilinei;

  • Layout a Isole o “Free Flow”: la disposizione dell’attrezzatura avviene in modo asimmetrico.

Il modello a griglia prevede uno o più percorsi obbligati e in più dei percorsi alternativi: è vantaggioso perché utilizza la massima capacità di contenimento dei prodotti, la definizione dei percorsi è più semplice e i prodotti stessi risultano più visibili con la riduzione della differenza inventariale.
Il modello a isole è orientato a creare isole indipendenti all’interno del punto vendita divise per categorie merceologiche: a differenza del modello a griglia non impone percorsi predefiniti e si presta quindi meglio alle logiche della domanda, aumentando tra l’altro il tempo medio di permanenza nello store e stimolando di più gli acquisti d’impulso.

Per quanto riguarda il layout merceologico è importante scegliere un criterio specifico di aggregazione (marca, prezzo, categoria, caratteristiche tecniche, stile di vita, promozione) delle diverse tipologie di prodotto che faciliti il processo d’acquisto del cliente. Per questo motivo molto spesso i reparti che godono di una maggiore capacità di attrazione vengono posizionati alla fine del percorso di vendita così da invogliare il cliente a percorrere tutta la superficie espositiva del punto vendita.

Nei settori Grocery, ad esempio, i prodotti vengono posizionati secondo criteri specifici:
Deperibili (i prodotti con un alta frequenza di acquisto come latte, pane ecc.);
Ad acquisto programmato (i prodotti con un’alta brand loyalty e un uso comune frequente (ad es. il caffè);
– Promozionati (i prodotti in promozione);
–  Civetta Loss Leader (i prodotti che contribuiscono a creare l’immagine del prezzo del punto vendita e per questo motivo sono offerti a margini molto bassi, in perdita).

 

Nel prossimo insight analizzeremo più da vicino uno degli elementi strategici del visual merchandising, il display : a presto con “Visual Merchandising A 360°” su  Gta Factory .


 

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