Analytics, droni e non solo: i trend tecnologici per il 2016 nella top 10 di Gfk

 

Fonte notizia:Brand-news

Siamo sempre più connessi, la tecnologia è entrata ormai da protagonista nelle nostre vite trasformando in parte anche le nostre abitudini.
GfK ha elaborato il report “Tech Trend 2016” nel quale individua le 10 principali innovazioni in campo tecnologico che nel 2016 rivoluzioneranno ancora di più la nostra quotidianità.

  1. INVISIBLE ANALYTICS I dati sempre più alla ribalta. Basti pensare alle continue tracce che i consumatori lasciano nelle loro interazioni on line con le imprese: attingere a questi dati significa conoscere ad esempio cosa ordinano nei loro acquisti, o a che ora usano l’home banking, quali annunci consultano e quali marchi preferiscono. La possibilità di raccogliere i dati in modo passivo, “invisibile”, sarà sempre più importante per le aziende che desiderano capire a fondo il consumatore e le sue abitudini.
  2. REALTÀ VIRTUALE Ne abbiamo conosciuto le potenzialità finora nel campo dell’intrattenimento ma nulla vieta di pensare che in futuro la realtà virtuale potrà essere applicata anche in altri settori, come ad esempio l’istruzione, i viaggi o il retailing. Proprio di recente Facebook ha dichiarato di voler costruire un dispositivo che consentirà alle persone di essere ovunque, con chiunque e in qualsiasi momento, indipendentemente dai confini geografici.
  3. TECNOLOGIE INDOSSABILI Smartwatch, localizzatori GPS, fitness tracker: la tecnologia da indossare incontrerà nel 2016 sempre maggiori consensi tra il pubblico;
  4. SMART HOME Dal report di GFK emerge come nei prossimi 5 anni le tecnologie connesse alla “casa intelligente” avranno un impatto ancora più determinante nella vita quotidiana;
  5. DRONI Sempre più tecnologici e sempre meno costosi: questi dispositivi si avvicinano al grande salto dal mercato dell’hobbistica a quello mainstream: già oggi vengono spesso utilizzati a scopi commerciali (riprese aeree, mappatura paesaggio, consegne di merci) e si continua a investire sui droni anche perché hanno potenzialità ancora da esplorare.
  6. INTELLIGENZA ARTIFICIALE Il Financial Times non ha dubbi: “L’intelligenza artificiale è la tendenza più interessante negli investimenti in start-up dall’avvento dei Big Data”. I giganti dell’hi-tech come Facebook, Apple e Google hanno già avviato significativi investimenti in questo settore.
  7. VIDEO Entro il 2019 l’80% del traffico internet sarà costituito da contenuti video: è facile immaginare come potenzialità enormi possano profilarsi per le imprese da un mercato in continua evoluzione come questo.
  8. PAGAMENTI VIA MOBILE Nuove abitudini di pagamento per i consumatori che sembrano sempre più propensi a pagare beni e servizi direttamente dal proprio smartphone.
  9. AUTOMOBILI CONNESSE Negli ultimi 5 anni con la diffusione degli smartphone l’auto sempre connessa è diventata un “must” per molti guidatori.
  10. STAMPA 3D L’abbattimento dei costi e l’accessibilità della tecnologia fa presagire dal 2016 in poi una capillare diffusione della stampa 3D per consumatori e imprese.

I dati rappresentano le vere “guest star” del 2016: non è un caso se i 10 trend individuati da GfK  riguardano – direttamente o indirettamente – i dati e l’analytics.

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Big Data Management: la parola chiave non è “storage” ma “programmazione”

Fonte notizia: Digital4

Le imprese capaci di sfruttare i dati e l’analisi del cliente riescono ad aumentare di un terzo il proprio fatturato, registrando un picco delle prestazioni 13 volte superiore alla media. È quanto emerge dalle ultime ricerche e da qui appare evidente come la gestione dei dati strutturati e destrutturati che circolano dentro e fuori le aziende aiuti a trasformare le informazioni in azioni strategiche per il business.
Tuttavia il problema con i big data per le aziende di oggi non è, come si potrebbe ritenere, la capienza dello storage ma i limiti degli strumenti di gestione e la qualità della programmazione. Big Data Management significa, infatti, avere la possibilità di lanciare una domanda e ottenere la risposta giusta al momento giusto. È l’ambizione massima per chi fa marketing quella di sfruttare i dati per attingere ad informazioni mirate e puntuali, come anche delle HR, della produzione, della logistica, delle vendite e di tutte le altre LOB che quotidianamente supportano con le tecnologie digitali il loro lavoro. Nonostante le ambizioni però c’è ancora molta sperimentazione e il livello di esperienza acquisito dagli sviluppatori non è sempre al passo con le criticità emergenti: nei database, infatti, le informazioni crescono sempre di più al punto da rendere molto complessa l’elaborazione attraverso gli strumenti di gestione standard. E secondo l’ultimo rapporto rilasciato dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano la quantità di dati nel mondo raddoppia ogni due anni e oltre il 90% di questi sono di tipo destrutturato. Una situazione che non rispecchia quella vissuta nelle aziende dove ancora c’è una netta prevalenza di dati strutturati che rappresentano ben l’84%, mentre la gestione dei dati destrutturati si aggira intorno ad un pallido 16%.
Ma gli analisti del Politecnico prevedono che nei prossimi tre anni il trend sarà sempre più orientato ai dati destrutturati che peseranno per il 20% del totale di dati gestiti: è quanto mai importante quindi implementare nuove soluzioni analitiche avanzate, favorire lo sviluppo di modelli capaci di identificare i pattern nascosti nei dati, di rappresentare e modellizzare in ottica predittiva la realtà in contesti differenti e sempre più dinamici.
Lo scoglio all’innovazione è più che altro di tipo “culturale”: per Alessandro Furlanetto – consulente con un passato da sistemista e sviluppatore – è una questione di mentalità perché si tende ancora a ragionare come in passato e a considerare il database relazionale come l’unico depositario dei dati che compongono il patrimonio aziendale. Tuttavia con le nuove sfide di oggi diventa prioritario ridurre i tempi di acquisizione e di conversione dei dati e  il problema non è più tanto la conversione dei dati quanto la ricerca di uno strumento che consenta di elaborare gli stessi senza per forza doverli convertire in un formato e struttura comune.
L’utilizzo, ad esempio, di un framework come Hadoop – sottolinea lo stesso Furlanetto – offre la possibilità di gestire tutti i dati non strutturati (come ad esempio quelli provenienti dai social media) e di analizzare le risorse disponibili e ottimizzarle per l’elaborazione dei processi evitando i colli di bottiglia che si generano nei database relazionali.

Si prefigura insomma uno scenario quanto mai nitido: è sempre più importante per le aziende restare al passo con l’innovazione in modo da sfruttare pienamente l’opportunità di integrare le nuove tecnologie emergenti nei propri processi di Business Intelligence.

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Nuovi investimenti in Business intelligence e Analytics: il 2016 inizia in discesa

Il mercato BI e Analytics è in forte crescita rispetto al 2015 di almeno 5 punti percentuali: è quanto emerge dalle ultime analisi di Gartner. Si prefigura un’evoluzione verso cui BI e Analytics sono sempre più dirette: la cosiddetta IT intesa come reportistica fornita come prodotto ultimo dai vari dipartimenti specifici sta cedendo il passo a un business orientato dalla capacità di sfruttare in autonomia e in tempo reale i dati da un numero sempre maggiore di persone. Gli utenti potranno gestire l’estrazione, la profilazione e la creazione ex novo di modelli e dati per l’analisi in modalità “self service“.
Si tratta della cosiddetta nuova BI: più accessibile, agile e capace di penetrare il significato del dato in profondità. La sua accessibilità risiede anche nel fatto che mentre quella tradizionale viene prodotta dall’IT e si basa esclusivamente su analisi e reportistica, la nuova BI è abilitata dall’IT ed è quindi più efficace.

Ormai ogni ambito del business è sempre più influenzato dagli analytics e tutti i reparti aziendali sono dei potenziali utilizzatori di strumenti di BI: tutti i processi decisionali complessi si nutrono di informazioni hard e soft e impiegano capacità di search intelligence e analisi. In questo contesto rientrano e assumono sempre più valore i BIG DATA, che il Prof. Paolo Pasini, Responsabile dell’Osservatorio sulla Business Intelligence della SDA Bocconi School of Management di Milano, ha definito come le “nuove frontiere della conoscenza aziendale e della cultura manageriale”.
Quali vantaggi determinerà la nuova BI per le aziende? A parere di Gartner una drastica riduzione del tempo e delle complessità relative al processo di preparazione all’analisi: il compito di integrare e mescolare i dati passerà quindi dall’utente It all’utente business che dovrà appropriarsi di specifiche competenze.
Per Iam Bertram, managing VP in Gartner, il momento è cruciale: “Il passaggio alla BI moderna e alle piattaforme di analytics ha raggiunto un punto di svolta, le aziende devono arrivare a dominare piattaforme di BI facili da usare, immediate, agili, per estrarre dai dati reale valore di business, indipendentemente dalle sorgenti del dato”.
La tendenza per le aziende italiane, soprattutto per quelle di grandi dimensioni, è assolutamente “pro” BI: si sta determinando un’evoluzione significativa rispetto al 2015 in cui il budget stanziato per l’innovazione si aggirava intorno al 35,5%, nel 2016 l’ambito Business Intelligence, Big Data e Analytics costituisce la priorità di investimento per il 44% dei CIO italiani, segue la digitalizzazione (40%), i sistemi gestionali e ERP (34%), i sistemi CRM (27%), il mobile business (19%), lo sviluppo e il rinnovamento dei Data Center (16%).

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Fonte articolo: Techweekeurope

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