Customer Experience: la tua strategia incontra davvero le esigenze dei clienti?

Fonte notizia: Crmwebnews

Una customer experience ottimale è il risultato di un processo in continuo divenire e suscettibile ai cambiamenti del mercato e nelle abitudini dei consumatori. Le aziende ne sono sempre più consapevoli e proprio per questo stanno implementando nuove strategie per garantire un’eccellente customer experience e al tempo stesso un ottimo ROI  e una loyalty duratura.
Tuttavia molto spesso le strategie adottate non coincidono con le reali esigenze dei clienti. Un recente studio di Teletech (“The Teletech 2015 Customer Experience Benchmark Research Report“) individua i gap da colmare  e gli elementi che i consumatori ritengono invece prioritari per migliorare l’experience e su cui le aziende dovrebbero investire per rispondere in modo efficace alle aspettative dei clienti e quindi realizzare i propri obiettivi di business.
Il primo gap individuato riguarda il mobile: mentre le aziende stanno sempre più concentrando gli investimenti sulle tecnologie mobile, per il 60% degli intervistati la priorità è investire nella formazione del personale per migliorare la “first call resolution” e ridurre i tempi di attesa.
Inoltre mentre per i consumatori è preferibile risolvere i problemi tramite telefono, migliorare l’integrazione dei canali e garantire un ottimo customer engagement attraverso live chat, per le aziende invece è prioritario migliorare l’attività sui social media al fine di coinvolgere maggiormente i consumatori e creare mobile app user-friendly per un accesso più semplice. In altri termini i consumatori preferiscono che le aziende migliorino i canali tradizionali come telefono, live chat e mail piuttosto che mobile e social: è evidente che al momento aziende e potenziali clienti stanno viaggiando su due binari paralleli.
Ma come mai i social e gli altri canali digital non riescono a fare breccia tra i consumatori? Per il 72% degli intervistati parlare direttamente con un operatore è la soluzione migliore quando il tempo è poco e il problema da risolvere si presenta complesso.
Un altro passo importante da fare è quello di personalizzare la comunicazione con un approccio diverso in base alla tipologia di consumatore e alle sue esigenze. Lo studio infatti divide i consumatori in quattro categorie in base alle loro preferenze riguardo i canali di contatto: i “voice-averse” rappresentano il 21% e sono quelli che non gradiscono un contatto tramite voce, i “mobile centric” rappresentano il 13% e sono quelli che preferiscono interagire attraverso i dispositivi mobile, i “cooperative” rappresentano il 41% e sono quelli disposti a condividere informazioni e a spendere di più in vista di una migliore experience, infine gli “impatient” che rappresentano il 25% e sono quelli che ritengono di impiegare troppo tempo nella risoluzione di problematiche.

Ma, come emerge dai risultati dello studio, anche la strategia va diversificata in base al settore di riferimento: ad esempio nel settore banking e automotive i consumatori preferiscono parlare direttamente con un operatore, mentre nel settore retail il fattore discriminante è il prezzo.

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E-commerce e dintorni: la shopping experience è sempre più “omnichannel”

Fonte notizia: Mymarketing

Le innovazioni in campo tecnologico hanno rivoluzionato le abitudini di acquisto dei consumatori italiani: sta emergendo una nuova figura di acquirente, consapevole, informato e sempre più connesso tanto da prediligere per i propri acquisti i nuovi canali digitali. Non è un caso se proprio nel 2015 le vendite nel settore B2C hanno registrato una crescita del fatturato dell’8%: l’e-commerce si integra sempre di più e sempre meglio ai canali tradizionali di vendita al dettaglio e si fa strada un vero e proprio approccio “multicanale” all’acquisto.
Autozona.it ha individuato alcune dinamiche interessanti a partire dal 2016: nuove tendenze influenzeranno il commercio elettronico nei prossimi anni e anche i settori più tradizionali, come quello automotive, si lasceranno volentieri travolgere dal vento dell’innovazione.

Mobile in crescita

Nel 2015 in Italia gli acquisti tramite smartphone hanno rappresentato ben il 10% dell’intero settore del commercio elettronico: un trend che è destinato a rafforzarsi soprattutto se consideriamo che il traffico su alcuni portali deriva per il 50% proprio dai dispositivi mobile. Un dato da tenere in considerazione per tutte quelle aziende che intendano promuovere i propri prodotti e servizi tramite il canale e-commerce.

Ricambi auto on line

Il settore tradizionale dei ricambi auto ha ormai ceduto al fascino dell’e-commerce registrando una crescita del 50% rispetto al 2014. Basti dire che oggi un utente su due reperisce in rete le informazioni sui prezzi e uno su quattro acquista direttamente sul web i ricambi auto per poi farli installare dal proprio meccanico di fiducia. Per Francesco Caselli, ceo di Autozona, il successo dei ricambi on line è dovuto a diversi fattori: “il prezzo contenuto, la rapidità di consegna, la vasta scelta e la possibilità di reperire pezzi altrimenti introvabili sul mercato locale”.

Vendite lampo

I cosiddetti “Flash Sales”, le vendite lampo, hanno registrato un ampio sviluppo soprattutto grazie alla fiducia crescente dei consumatori verso il canale web, all’emergere di nuove tecnologie e all’affermarsi dei dispositivi mobili per la comunicazione. Un esempio recente: in occasione del Black Friday 2016, per la prima volta in Italia, i principali store on line, come anche i negozi tradizionali, hanno avviato promozioni speciali con sconti esclusivi fino al 70%.

 

Showrooming

La tendenza, cosiddetta del modello ROPO (Research Online Purchase Offline), per cui l’utente prima cerca informazioni sul web e poi acquista in negozio, lascerà il posto ad una nuova abitudine: l’utente prima prova il prodotto in negozio e poi decide di acquistarlo on line ad un prezzo più vantaggioso. È il cosiddetto “showrooming” e si sta affermando sempre con maggiore forza tra gli e-commerce, basti pensare che un colosso come Amazon sta valutando di aprire uno store tradizionale in logica “showrooming” nelle principali città.

Marketing di prossimità

L’esperienza “in store” è destinata a diventare sempre più “digitale” soprattutto grazie a tecnologie innovative come gli i-beacon, speciali sensori capaci di trasmettere informazioni sugli smartphone degli utenti e di interagire con quanti si trovano nel loro raggio di azione. Un assistente virtuale, installato sullo smartphone, accompagnerà l’utente/potenziale cliente nell’esperienza di shopping informandolo su prezzi, modelli e caratteristiche dei vari articoli esposti in negozio.

E proprio nel campo del”proximity marketing” arriva una grande novità: da una partnership tra Gta Factory  eGipstech nasce OptimoRetail, la nuova soluzione “ready to go” per l’analytics in-store.
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Remarketing on line: le strategie migliori nella relazione con il cliente

Fonte notizia: Digital4

Il remarketing è un strategia di CRM orientata al recupero della relazione on line con il cliente che abbandona l’interazione prima di compiere una determinata azione (ad esempio una vendita non portata a termine, o magari l’interruzione durante la compilazione di un qualsiasi form). Capita infatti molto spesso che un utente arrivi su un determinato sito, si soffermi su una o più pagine, decida di inserire articoli nel carrello ma poi improvvisamente non effettui più l’acquisto e abbandoni la navigazione.
Il remarketing offre proprio la possibilità di rintracciare gli utenti che hanno abbandonato quel sito per spingerli a ritornare e a concludere l’azione, in tal modo riprendendo la relazione interrotta con l’azienda e potenziando il CRM e il business.
Ma come funziona il remarketing? Nel momento in cui un nuovo visitatore arriva sul sito un codice Javascript rilascia al browser un cookie anonimo tracciando la navigazione sul web di quel determinato utente e offrendo così la possibilità di pubblicare annunci personalizzati in base ai gusti e alle esigenze che è stato possibile rilevare sulla base delle pagine che l’utente ha visitato.
Implementare una strategia di remarketing richiede però un’attenta valutazione: a questo proposito gli esperti hanno individuato alcune linee guida essenziali perché il remarketing sia davvero efficace.

  • Scegliere le piattaforme più popolari

Per il remarketing sono tre le piattaforme ai fini di una strategia complementare: Adwords di Google, Facebook e Twitter. Google Adwords offre la possibilità di raggiungere il pubblico in una logica “multichannel”: sul motore di ricerca Google, sul cellulare, su Youtube e su tutti quei siti che fanno parte della rete di Google. Facebook e Twitter invece consentono di raggiungere il pubblico all’interno del proprio network.

  • Utilizzare i cookie

I cookie consentono di tracciare i comportamenti degli utenti sul nostro sito e attingere a tutte quelle informazioni utili a creare da subito segmenti di pubblico personalizzati in base al nostro target. Con Google Adwords, ad esempio, è possibile abilitare un tag di remarketing utilizzando semplicemente il codice di Google Analytics già presente sul sito web.

  • Profilare il target

La parola chiave è “chiarezza”: no agli annunci generici, sì agli annunci specifici e alle pagine dedicate. Creare quindi annunci che promuovano proprio le caratteristiche di quel determinato prodotto o servizio per quel determinato target.

  • Selezionare il pubblico

Utilizzare i filtri per gli annunci individuando da subito i segmenti di pubblico che vogliamo colpire e per i quali abbiamo maggiori probabilità di conversione. Una buona prassi da ricordare per ottimizzare le spese in pubblicità e attuare una comunicazione più efficace.

  • Gestire il database degli elenchi e-mail

Il rischio più frequente nel remarketing è quello di inviare e-mail di invito all’acquisto ad un utente che magari ha già comprato la merce che gli volevamo vendere. Per ovviare al problema è importante gestire e ripulire con attenzione il database che contiene gli elenchi di e-mail impostando i parametri corretti e assicurandosi che la rimozione degli indirizzi avvenga in modo automatico.

  • Curare i contenuti

È importante che tutti i contenuti di ogni comunicazione siano gestiti con cura, evitando eventuali errori di battitura e imprecisioni nella forma: la credibilità di un’azienda agli occhi del pubblico emerge anche e soprattutto nei dettagli.

 

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Il valore della customer experience in-store

 

Fonte notizia:Crmwebnews

Un livello di loyalty costante e durevole nel tempo: è l’obiettivo di qualsiasi retailer. Oggi il mobile e la tecnologia hanno modificato profondamente le abitudini e i comportamenti dei consumatori al punto che questi ultimi sono diventati sempre più esigenti e alla ricerca di una “experience” ottimale in tutti i punti di contatto, sia che si tratti di un e-commerce che di un negozio fisico.
Ma attualmente i retailer sono davvero all’altezza delle aspettative dei loro clienti?

Secondo lo studio di iVend “Europe and North America: a study in omnichannel contrast” il 33% dei consumatori intervistati nel confronto tra l’esperienza on line e quella in-store  ha riscontrato un livello di servizio meno efficace.
In particolare molti ritengono l’e-commerce più comodo rispetto allo store e al tempo stesso il 22% di loro si dichiara insoddisfatto della store experience una volta effettuato l’acquisto in rete.

Ma quali sono i vantaggi dello shopping on line rispetto a quello in-store?

Al primo posto la tecnologia: l’acquisto on line permette ai retailer di rilevare e monitorare acquisti e abitudini e quindi di acquisire dati importanti su cui basare strategie di web marketing personalizzate su ciascun cliente. Altro vantaggio è la più facile interazione con i clienti e la possibilità di offrire assistenza e informazioni.

Capire come il cliente si approccia al negozio fisico e il suo comportamento all’interno, in che modo personalizzare le interazioni con i clienti, come aumentare la customer loyalty e in quale modo gestire le attività cross-channel: obiettivi importanti che i retailer devono perseguire per garantire ai propri clienti una customer experience di valore e assicurarsi un eccellente livello di loyalty.

La ricerca di iVend individua alcune strategie efficaci per  superare finalmente il divario tra shopping on line e off line e garantire nei negozi la stessa esperienza che i clienti hanno on line:

  • Qualità, servizio personalizzato e soluzioni di clienteling per venire incontro alle esigenze dei consumatori;
  • Offrire la possibilità ai consumatori di utilizzare il mobile anche all’interno dei negozi;
  • Tecnologia self-service anche all’interno degli store così da consentire ai clienti di cercare e reperire informazioni sui prodotti;
  • Tracciare i comportamenti d’acquisto dei clienti per assicurarsi una loyalty durevole nel tempo.

La sfida ai retailer è lanciata: potenziare il valore della customer experience anche nei negozi tradizionali così che ogni punto di contatto e ogni canale sia perfettamente integrato con gli altri.

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Retail, proximity marketing e mobile marketing: il futuro è già qui…

Il proximity marketing è un mix di marketing strategico e tecnologia che consente un’interazione di prossimità con l’utente; in altre parole con il proximity marketing abbiamo la possibilità di veicolare attraverso uno strumento hardware e uno software contenuti multimediali verso determinate persone in base alla loro posizione. Lo strumento hardware è il beacon, un piccolo trasmettitore che funziona tramite Bluetooth e individuando i device nel loro raggio di azione consente un’interazione con lo spazio circostante. Lo strumento software, invece, non è altro che una piattaforma che mette in contatto il beacon con il device stesso.

Con il proximity marketing l’utente -nel corso di una visita a un museo, a un negozio, o a una fiera – avvicinandosi ad un hotspot riceve sul suo dispositivo mobile una serie di contenuti multimediali attinenti, al tempo stesso il fornitore di quei contenuti ha la possibilità di ricevere e organizzare dati e informazioni sull’utente in questione. L’obiettivo è suscitare nel potenziale cliente interesse, coinvolgimento e disponibilità all’acquisto.

I vantaggi di questa nuova tecnologia sono innegabili: la possibilità di “dare voce” a spazi, aziende, negozi e opere non è altro che un modo innovativo di arricchire l’esperienza del visitatore/cliente. Non c’è più bisogno di volantini, brochure o depliant: tutte le informazioni, gli extra, le offerte e le promozioni a cui il potenziale cliente può essere interessato arrivano direttamente sul display del suo dispositivo mobile, che sia smartphone, tablet o ipad.

Il proximity marketing è strettamente legato all’indoor positioning che è il posizionamento o tracciamento negli spazi chiusi. L’indoor positioning, anziché servirsi di una rete di satelliti come nel caso del GPS, sfrutta una rete di sensori che rilevano la posizione degli oggetti o delle persone da tracciare.

Arricchire l’esperienza dell’utente in un contesto microgeolocalizzato diventa possibile in tante occasioni e in differenti contesti: teatri, concerti, aeroporti, ristoranti, scuole, università. O magari nel caso di una conferenza, o di un corso: qualsiasi evento può lanciare un’azione di proximity fornendo contenuti rilevanti all’utente nel punto e nel momento preciso dell’interazione. Nel caso di un workshop, ad esempio, potremmo scaricare contenuti correlati a quanto stiamo seguendo in quel momento, come anche dialogare in differita su una “message board” con le altre persone presenti nello stesso luogo.

Ma l’ambito retail è probabilmente quello più affine al proximity marketing: collocando, infatti, i beacon sulla vetrina i negozianti possono inviare contenuti e notifiche anche a chi sosta semplicemente davanti al punto vendita perché attirato dalla merce in esposizione. Posizionando invece i beacon sugli scaffali o in prossimità di offerte speciali si ha la possibilità di fornire informazioni dettagliate sui vari prodotti, come anche contenuti emozionali o semplicemente raccogliere feedback dai visitatori. Il proximity marketing è poi molto efficace per campagne di coupon e raccolta punti consentendo di distribuire buoni sconto personalizzati e temporizzati a chi visita per la prima volta il negozio come anche ai clienti abituali.

Il proximity marketing si rivela decisamente utile per analizzare il comportamento dell’utente in-store: ogni spostamento del dispositivo mobile dell’utente viene tracciato e diventa così possibile individuare in tempo reale i percorsi all’interno del negozio, le zone più frequentate e con la migliore conversione in acquisti in modo da gestire con maggiore consapevolezza la disposizione degli spazi. In altri termini con questa nuova tecnologia si può ottimizzare un semplice store proprio come fosse un e-commerce e aumentare in modo significativo il ROI delle varie iniziative di marketing.

Il mondo del retail è cambiato: il futuro è già qui!

 

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Il customer service è sempre più social: Salesforce sceglie Twitter

Fonte notizia: Techweekeurope

I social network rappresentano ormai lo strumento prediletto dagli utenti per entrare in contatto con le aziende nel momento in cui hanno bisogno di ulteriori informazioni o per segnalare problemi e disservizi. Molti brand si sono presto adeguati creando dei veri e propri servizi di assistenza sui loro profili social e incrementando in tal modo la propria web reputation: da una recente ricerca è emerso, infatti, come il 90% degli intervistati sia più propenso ad acquistare da un brand dopo aver constatato che risponde bene ai feedback dei clienti ed è molto attivo sui social garantendo un livello di assistenza sempre costante.


In particolare Twitter, in virtù dei suoi caratteri di istantaneità e semplicità d’uso, è diventato per molti brand il canale social preferito per un servizio di Customer Care: è il caso di Salesforce che sta lavorando al progetto di inserire nella sua piattaforma alcune funzioni di Twitter per semplificare il social customer service.
La prima funzione è Customer Feedback: in seguito ad uno scambio di messaggi con un utente l’azienda può decidere di inviargli una richiesta privata di feedback come Direct Message direttamente dalla Salesforce Service Cloud. Un’opportunità che consentirebbe a Salesforce di ricevere con maggiori probabilità un feedback accurato e immediato anche considerando il fatto che l’interazione con il cliente viene mantenuta nello stesso canale e nello stesso limitato lasso di tempo. L’eventuale feedback ricevuto dal cliente rimane nella piattaforma di Salesforce e fa parte del materiale che verrà poi analizzato dal reparto che si occupa del marketing e del supporto ai clienti.
L’altra funzione di Twitter è rappresentata dai cosiddetti “Direct Message prompt” e offre la possibilità ad un’ azienda di inviare una richiesta di messaggio diretto a un cliente anche se questi non è tra i suoi follower. Un’opportunità molto utile qualora un’azienda abbia necessità di interagire privatamente con un cliente che non segue il profilo .
Customer Feedback e Direct Message prompt saranno resi disponibili gratuitamente da Salesforce nei prossimi mesi per gli utenti della Service Cloud che già usano il Social Customer Service.

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Nuovi investimenti in Business intelligence e Analytics: il 2016 inizia in discesa

Il mercato BI e Analytics è in forte crescita rispetto al 2015 di almeno 5 punti percentuali: è quanto emerge dalle ultime analisi di Gartner. Si prefigura un’evoluzione verso cui BI e Analytics sono sempre più dirette: la cosiddetta IT intesa come reportistica fornita come prodotto ultimo dai vari dipartimenti specifici sta cedendo il passo a un business orientato dalla capacità di sfruttare in autonomia e in tempo reale i dati da un numero sempre maggiore di persone. Gli utenti potranno gestire l’estrazione, la profilazione e la creazione ex novo di modelli e dati per l’analisi in modalità “self service“.
Si tratta della cosiddetta nuova BI: più accessibile, agile e capace di penetrare il significato del dato in profondità. La sua accessibilità risiede anche nel fatto che mentre quella tradizionale viene prodotta dall’IT e si basa esclusivamente su analisi e reportistica, la nuova BI è abilitata dall’IT ed è quindi più efficace.

Ormai ogni ambito del business è sempre più influenzato dagli analytics e tutti i reparti aziendali sono dei potenziali utilizzatori di strumenti di BI: tutti i processi decisionali complessi si nutrono di informazioni hard e soft e impiegano capacità di search intelligence e analisi. In questo contesto rientrano e assumono sempre più valore i BIG DATA, che il Prof. Paolo Pasini, Responsabile dell’Osservatorio sulla Business Intelligence della SDA Bocconi School of Management di Milano, ha definito come le “nuove frontiere della conoscenza aziendale e della cultura manageriale”.
Quali vantaggi determinerà la nuova BI per le aziende? A parere di Gartner una drastica riduzione del tempo e delle complessità relative al processo di preparazione all’analisi: il compito di integrare e mescolare i dati passerà quindi dall’utente It all’utente business che dovrà appropriarsi di specifiche competenze.
Per Iam Bertram, managing VP in Gartner, il momento è cruciale: “Il passaggio alla BI moderna e alle piattaforme di analytics ha raggiunto un punto di svolta, le aziende devono arrivare a dominare piattaforme di BI facili da usare, immediate, agili, per estrarre dai dati reale valore di business, indipendentemente dalle sorgenti del dato”.
La tendenza per le aziende italiane, soprattutto per quelle di grandi dimensioni, è assolutamente “pro” BI: si sta determinando un’evoluzione significativa rispetto al 2015 in cui il budget stanziato per l’innovazione si aggirava intorno al 35,5%, nel 2016 l’ambito Business Intelligence, Big Data e Analytics costituisce la priorità di investimento per il 44% dei CIO italiani, segue la digitalizzazione (40%), i sistemi gestionali e ERP (34%), i sistemi CRM (27%), il mobile business (19%), lo sviluppo e il rinnovamento dei Data Center (16%).

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Fonte articolo: Techweekeurope

CRM: le nuove tendenze per il 2016

 

Il Crm ha stabilito un nuovo approccio al mercato: il cliente – e non il prodotto – è al centro del business.  Un metodo di lavoro e di gestione dei processi che si rivela vincente perché migliora l’organizzazione aziendale e di conseguenza aumenta il fatturato garantendo in egual modo un elevato livello di customer satisfaction.

Per i software Crm il 2016 potrebbe essere un anno promettente: Crm Next, fornitore di soluzioni cloud Crm a livello mondiale,  prevede 365 giorni di evoluzione nei processi e nella tecnologia.

  • Più innovazione: i software Crm avranno un ruolo chiave nei sistemi di engagement diventando una componente essenziale della strategia digitale;
  • Più accessibilità: i sistemi di Crm saranno accessibili ovunque, in qualsiasi momento e da qualsiasi device;
  • Migliore integrazione nell’ambiente business: i software Crm potrebbero affermarsi come sistemi di front end;
  • Maggiore personalizzazione: le aziende potranno venire incontro alle esigenze dei consumer nel mondo;
  • Più tecnologia: i software Crm saranno sempre più performanti per analisi, report e dashboarding;
  • Più funzionalità: le soluzioni di Crm diventeranno un unico ambiente integrato per la gestione delle vendite, del marketing e dei servizi.

 

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fonte notizia: Crmwebnews

Costruire una strategia di email marketing vincente  in 7 mosse

 

 

La posta elettronica è diventata una componente di rilievo del Crm e del Business: l’email è senza dubbio un mezzo performante perché consente di trasmettere a profili di utenti selezionati una serie di comunicazioni (commerciali o anche solo puramente informative) e di monitorare poi con estrema precisione campagne, call to action e strategie correlate. Un esempio illuminante a questo proposito arriva dagli Stati Uniti: in occasione del Black Friday del 2015 proprio l’email marketing ha generato il 25,1% delle vendite totali, rispetto al 16,3% generato dal traffico a pagamento e all’1,7% generato dai social media. Pochi altri media hanno una frequenza di utilizzo talmente elevata come l’e-mail, in particolare per quanto riguarda i dispositivi mobili: basti pensare che solo in Italia le ultime ricerche ci raccontano che già nel 2014 erano oltre tre milioni gli utenti a consultare l’email da mobile (Fonte Osservatori Digital Innovation – Politecnico di Milano).

L’email, rispetto al cartaceo, presenta innumerevoli vantaggi: è infatti più economica, personalizzata, istantanea ed è semplice da tracciare, anche perché oggi ci sono strumenti che consentono di monitorare l’andamento della campagna nel dettaglio, incrociando una serie di dati differenti: click-through rate, conferme di ricezione, richieste di cancellazione ecc.

Ma progettare una campagna di email marketing non è così automatico come potrebbe sembrare: perché si riveli efficace è importante scegliere la grafica più adatta e combinarla con dei testi accattivanti così da poter generare una call to action forte a tal punto da determinare il successo della campagna stessa.
Ecco la top 7 con tutto quello che non può davvero mancare per un’ email marketing (con)vincente.

  1. Utilizza un design responsive per una visualizzazione corretta dell’e-mail su tutti i dispositivi;
  2. Usa il font giusto: leggibile, adatto al tipo di comunicazione e funzionale al testo proposto;
  3. Scegli un oggetto a prova di spam: breve, impattante, senza troppa punteggiatura e non ingannevole;
  4. Attacca con un header efficace: il messaggio di apertura a livello di testo e immagine deve risultare attraente per chi legge;
  5. Ottimizza le immagini, gif animate o eventuali video presenti nel messaggio affinché siano ben visibili, allineate per dimensioni e colori nel complesso della pagina;
  6. Individua call to action efficaci e posizionale come bottoni nei punti strategici della pagina. Le attuali ricerche confermano infatti che con un bottone di call to action posizionato nella parte alta dell’email, quella immediatamente visibile alla sua apertura, la percentuale di clic aumenta del 304%;
  7. Dopo ogni invio controlla le statistiche: analizza quanti click hai ricevuto, quante richieste sono arrivate, in quanti hanno deciso di cancellare la propria iscrizione. Sono dati importanti e ti serviranno per ideare contenuti e versioni differenti, testare cosa piace davvero ai tuoi destinatari in modo da creare email sempre più efficaci e performanti.

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Fonte notizia: Digital4

Retail & tecnologia: il digitale rivoluziona anche lo shopping off line

 

 

L’avvento degli e-commerce ha portato lo shopping prima a casa e poi – con la diffusione di smartphone e altri dispositivi mobili – direttamente in tasca: la shopping experience è diventata così sempre più interattiva e coinvolgente, offrendo ai consumatori la possibilità di confrontare in ogni momento e in tempo reale prezzi, oggetti e offerte. Una partecipazione attiva a cui i consumatori ormai si sono felicemente abituati e alla quale non vogliono più rinunciare, nemmeno quando lo shopping è quello tradizionale e si svolge presso il negozio fisico. Un’esigenza che non è passata inosservata e ha spinto molti brand della moda ad introdurre tra scaffali e camerini dispositivi in grado di rendere l’esperienza d’acquisto ancora più completa supportando meglio i clienti nella scelta dei prodotti. Proprio il tablet è il protagonista del nuovo esperimento che Zara ha annunciato di voler condurre in uno dei suoi maggiori punti vendita in Spagna: le clienti munite di i-Pad potranno scansionare le etichette dei capi scelti e richiedere sul display modelli di taglie e tinte specifiche, la consegna avverrà direttamente in camerino e sarà a cura dei commessi.
Ma il fascino della tecnologia ha contagiato anche altri celebri marchi della moda come ad esempio Karl Lagerfeld e Stuart Weitzman che hanno già utilizzato superfici touch su specchi e tablet nei camerini per permettere ai clienti di condividere con i propri “social friends” il defilé prima dell’acquisto e chiedere, eventualmente, opinioni e consigli.
E in Italia? L’innovazione nel fashion retail non si è fatta attendere. A settembre OVS ha trasformato uno degli store di Milano in un particolare “flagship store” offrendo ai clienti una esperienza d’acquisto davvero speciale: camerini virtuali, magic mirror, commessi con iPad e tanti altri prodigi tecnologici in via di sperimentazione.

E c’è chi si è spinto anche oltre, come Vodafone e Bt, con le rispettive soluzioni Vodafone Retail Experience e Bt Expedite trasformando il punto vendita in un vero e proprio laboratorio marketing: telecamere – posizionate negli occhi dei manichini – con sistemi di videoanalisi per leggere i parametri biometrici dei visitatori del negozio riconoscendo sesso, età e conformazione fisica dei clienti anche non profilati.  E non solo: specifiche piattaforme per collegare gli addetti alle vendite al Crm, permettendo loro di ideare in tempo reale campagne di micromarketing e proporre offerte mirate alle persone che visitano il negozio.

 A quanto pare il futuro del retail si prospetta “digital friendly” anche nel mondo off line, verso una customer experience sempre più performante ed innovativa.

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fonte notizia: Digital4

 

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