Start-up : tanti professionisti e pochi investimenti. I dati di un’anomalia tutta italiana…

Fonte notizia: http://www.ilsole24ore.com

Ad oggi in Italia si contano ben oltre 5.800 start-up, 41 incubatori certificati e almeno 100 concorrenti che si qualificano come tali. Ma pochi investimenti e meno di 10 exit sulle quasi 600 contate in Europa l’anno scorso. Tale anomalia si esprime in un profondo gap tra il mondo dei “professionisti delle start-up” e le start-up vere e proprie, ovvero quelle aziende che hanno in sé concrete prospettive di crescita sul mercato: mentre i professionisti aumentano, le start-up effettive restano indietro, registrando scarsi risultati per fatturato e finanziamenti.

Francesco Inguscio, fondatore e Ceo di Nuvolab, venture accelerator e società di advisory per l’innovazione, imputa la situazione innanzitutto alla scarsità di exit, la vendita di quote delle start-up allevate dai nostri incubatori, in altri termini “ci sono più incubatori ed acceleratori che start-up con reali prospettive di successo in Italia“. Dagli ultimi dati di Tech.eu emerge come il mercato italiano abbia intrapreso appena 9 operazioni di exit su 594 archiviate in Europa, contro le 119 registrate nella sola Germania.

“Le fonti di reddito – sottolinea Inguscio – solo marginalmente, soprattutto nel breve periodo, sono i proventi delle exit, bensì primariamente sponsorship da parte delle aziende del territorio, consulenze di vario tipo (spesso finalizzate alla formazione e al supporto di programmi di corporate innovation), eventi, affitto spazi e, solo eventualmente, qualche exit”. Un bilancio tutto in rosso per il mercato italiano dell’innovazione, con una forte carenza di investimenti che nel 2015 hanno raggiunto appena 74 milioni di euro, contro i 2,4 miliardi di euro di Berlino e i 2 miliardi di euro a Londra. C’è da dire che molto spesso le start-up in Italia rappresentano più un’occasione di business che un business in sé perché – come spiega lo stesso Inguscio – da questo punto di vista le infrastrutture a disposizione sono molto più interessate a fare business “sulle” start-up invece che “con” le start-up, visto che il business prevalente degli incubatori non è quello di sviluppare start-up ma erogare consulenze ad altri soggetti”.

I limiti del sistema italiano sono diversi, sicuramente l’età media avanzata (nessun under 40 alla guida degli incubatori più noti), norme inadatte e formule meno competitive rispetto all’estero.

La conseguenza di questa situazione si esprime nella fuga di capitali, finanziari e umani perché molto spesso – come evidenzia Inguscio – “gli imprenditori, dopo aver mosso i primi passi in Italia devo rilocalizzarsi altrove per poter continuare il proprio percorso imprenditoriale”.

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Contamination Lab Cosenza: davvero nessun BP sopravvive all’impatto con il cliente?

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Venerdì 10 giugno si è concluso il Quarto Ciclo del Contamination Lab all’Università della Calabria: Gta Factory ha presenziato alla giornata finale e per l’occasione ha partecipato il fondatore Domenico Greco con un interessante speech dal titolo “Davvero nessun Business Plan sopravvive al primo contatto con il cliente?” (Scarica gratuitamente da qui il pdf originaleSpeech_10 giugno 2016_CLab_Unical_pubblico )

Il quesito, volutamente provocatorio, esprime bene il primo grande scoglio che ogni startupper deve affrontare nel momento in cui si accinge a preparare un business plan: la reazione del cliente, le sue aspettative/esigenze, il suo approccio ai prodotti/servizi che si intende proporre. Nel ciclo di vita di una start-up si concentrano fondamentalmente due approcci: l’approccio a cascata (il cosiddetto “waterfall approach“) e l’approccio lean (il cosiddetto “lean start-up” di cui abbiamo già parlato nel nostro insight DIMENSIONE START-UP: PARTIRE LEGGERI CON IL METODO LEAN START-UP ).
La strategia per uno startupper passa attraverso l’equilibrio tra questi due approcci valutando caso per caso e momento per momento quale tra i due sia preferibile adottare, a seconda dei fattori in gioco (maturità del mercato obiettivo, predisposizione al rischio finanziario, competenze disponibili ecc.) che potrebbero di fatto orientare la scelta.
Domenico Greco ha concluso il suo intervento con alcuni utili consigli per gli studenti dell’Unical, futuri startupper.
Vediamone alcuni:
“Gli errori sono una fonte di apprendimento, vanno accolti positivamente ed attentamente studiati”.
“Fare start-up significa ripetere un ciclo di fallimenti sino alla scoperta definitiva del proprio modello di business. Non abbattersi è fondamentale”.
“Imparate ad organizzare il vostro apprendimento; comunicate e condividete i progressi”.

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Contamination Lab Cosenza: il workshop di Gta Factory

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Oggi si conclude il Quarto Ciclo del Contamination Lab: il prossimo insight sarà dedicato all’intervento di Domenico Greco, fondatore di Gta Factory, dal titolo “Davvero nessun Business Plan sopravvive al primo contatto con il cliente?”

In questo insight invece ripercorriamo le tematiche di “Customer Validation“, il workshop formativo che, sempre nell’ambito del Contamination Lab, Domenico Greco ha tenuto agli studenti dell’Unical il 28 maggio 2016.

Il workshop è partito da due quesiti fondamentali: Come si struttura una Value Proposition? Come possiamo accorgerci da subito se la nostra idea di prodotto/mercato può funzionare?
Con il supporto dei modelli Canvas e alcuni esempi pratici, uno su tutti il caso Tesla per mostrare come si definisce una VP, Domenico Greco ha mostrato ai ragazzi come si definisce un customer profile: elencare i risultati e i benefici desiderati dai potenziali clienti per quel determinato prodotto, quindi definire i “job” cioè quelle attività che i clienti cercano di portare a termine, i problemi che cercano di risolvere e i bisogni che vorrebbero soddisfare, nonché le difficoltà che possono infastidirli nel tentativo di svolgere o portare a termine un job.
Il passaggio successivo è stato definire una value map all’interno della quale vengono elencati i prodotti e i servizi su cui si basa la proposta di valore, si delinea esplicitamente come produrre risultati e benefici desiderati dai clienti, si descrive esattamente come quei prodotti e servizi alleviano specifiche difficoltà riscontrate dai potenziali clienti.
Infine i ragazzi sono stati inviati a stilare le proprie ipotesi e simulare le proprie idee di impresa attraverso dei “test” utili non soltanto a dare risposta ai quesiti da cui era inizialmente partito il workshop ma anche a verificare il “fit” cioè la corrispondenza tra la loro idea di start-up e le effettive esigenze del potenziali clienti/mercato di riferimento.

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Contamination Lab: Start-up e Università insieme per innovare…

 

Start-up e Università: due mondi diversi e apparentemente lontani…ma ne siete proprio sicuri?

Immaginate studenti di facoltà diverse riuniti all’interno di una stanza, a loro disposizione gli strumenti per coltivare un’idea e al loro fianco docenti e imprenditori che li coinvolgano in un percorso formativo insegnando loro la  cultura dell’imprenditorialità. Obiettivo? dare sfogo all’innovazione e contribuire alla nascita di nuovi progetti e, perché no?, di nuovi startupper.  Il metodo? La contaminazione: tra persone, professionalità, regioni geografiche. E’ quanto sta accadendo in molti atenei italiani con i “Contamination Lab” che – come si legge nelle linee guida del Ministero dell’Istruzione, promotore di questi laboratori- sono spazi ritagliati dentro le università per offrire agli studenti “un ambiente stimolante per lo sviluppo di progetti di innovazione a vocazione imprenditoriale”.

Nei Contamination Lab studenti di materie diverse e appartenenti a diversi gradi di studio (dai corsi triennali ai dottorati) e attori del mondo produttivo, come imprese, imprenditori e camere di commercio, si incontrano in seminari e workshop mescolando le proprie creatività e mettendosi in gioco in vere e proprie sfide progettuali.
Anche quest’ anno l’Università della Calabria, come altri atenei italiani, non ha saputo resistere al fascino della “contaminazione” e proprio ad aprile 2016 presso l’Unical sono iniziate  le attività del Quarto Ciclo del Contamination Lab Cosenza,  con una serie di  eventi formativi e “warm up project” di base (i cosiddetti “CLab Gym“) ma anche progetti innovativi interdisciplinari più ambiziosi (i cosiddetti “CLab Challenge“) che hanno visto la partecipazione di studenti e laureati dinamici e competenti e l’eccezionale supporto di diversi esponenti del mondo accademico e dell’imprenditoria.

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Domani, 10 giugno 2016 h.10.00, il Quarto Ciclo del Contamination Lab Cosenza volgerà al termine : anche Gta Factory sarà presente e per l’occasione interverrà  il fondatore Domenico Greco che esporrà agli studenti una presentazione dal titolo: “Davvero nessun Business Plan sopravvive al primo contatto con il Cliente?”

Da qui potete consultare tutti gli appuntamenti della giornata conclusiva all’Unical: CLab Cosenza – Final Challenge – il programma

Nei prossimi insight: gli aggiornamenti sulla conclusione del Contamination Lab Cosenza, con slide e approfondimenti dedicati in particolare alla partecipazione di Gta Factory. Continuate a seguirci!

 

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Start-Up: in Italia il 2015 è stato l'”anno felix” per l’occupazione

Fonte notizia: Ministero Sviluppo Economico

Dai dati dell’ultimo rapporto del MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico, “Relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della normativa a sostegno delle start-up e delle PMI innovative”) pubblicato a settembre 2015 emerge come in Italia siano oltre 5 mila le start-up innovative iscritte al Registro delle Imprese e danno lavoro a circa 24 mila persone. Un trend che nel corso degli anni ha registrato una crescita costante tanto che a fine dicembre 2015 sono risultati iscritti 36 incubatori certificati, quasi tre quarti dei quali ubicati al Nord, il 25% al Centro e uno soltanto al Sud (in Sardegna): impiegano nel complesso 322 addetti, in media 11 a impresa, con un picco che sfiora le 71 unità. Un’occupazione che non conosce discriminazioni: la metà delle start-up ha almeno una donna nella propria compagine aziendale, mentre il 12% delle start-up impiega almeno uno straniero. Tra i settori dove la sperimentazione e la ricerca dell’innovazione è più forte spiccano software, informatica(1.500 start-up) e ricerca e sviluppo (700 start-up).

I progetti di start-up registrano inoltre un discreto margine di sopravvivenza: dal 1 gennaio 2014 sono soltanto 59 le start-up cessate.

L’obiettivo per il futuro è ambizioso: arrivare nel 2017 con 7.500 start-up innovative. I finanziamenti nel 2015 non sono mancati: si calcola un totale di 255 milioni di euro e per il Fondo Smart & Smart Italia sono stati ammessi ai finanziamenti 190 progetti per un valore di 98 milioni di euro.

Per l’ex Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi nonostante i numeri molto incoraggianti tante sfide restano ancora aperte, tre su tutte: “internazionalizzare l’ecosistema italiano dell’imprenditoria innovativa, rafforzare il mercato degli investimenti in capitale di rischio, moltiplicare e infittire i legami tra mondo della ricerca e impresa e tra imprese tradizionali e nuove imprese innovative“.

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