17 maggio 2016 Chiara Bilotta

Agile marketing: il futuro è nell’analisi dei dati?

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Fonte notizia: Digital4

L’agile marketing è un processo in cui il flusso di lavoro del marketing è suddiviso in blocchi più piccoli ed esperimenti e i diversi team condividono i dati sui clienti e le transazioni.

L’agile marketing non è altro che una forma di marketing molto mirata che persegue l’obiettivo di offrire in modo rapido e costante una customer experience ottimale e su più canali.  La terminologia è un’evoluzione e un adattamento del concetto di sviluppo agile del software. Il marketing agile – quando ben strutturato – consente ai brand di stare vicino ai loro clienti su più canali digitali (dispositivi mobili, social media, internet, e-mail) e di attuare una proficua collaborazione tra team interdisciplinari condividendo i dati per raggiungere un obiettivo comune.

Come ogni struttura di marketing, l’agile marketing richiede valutazioni e analytics per monitorare i risultati e calibrare le iniziative future. Acquisire, organizzare, elaborare, interpretare le enormi quantità di dati digitali che ogni azienda dispone è il modo più efficace per arrivare e comprendere cosa il consumatore desidera in un dato momento.

Dai risultati di un’indagine di Boston Consulting Group, dedicata proprio al tema dell’Agile Marketing e condotta sui CMO di 30 grandi organizzazioni attive nei settori del largo consumo, dei servizi finanziari, dei viaggi, del retail, della tecnologia e dell’automotive, il rapporto tra brand e consumatori si colloca sempre più in una prospettiva digitale e pertanto non può più prescindere dal ricorso a strumenti analitici. I dati , di fatto, rappresentano il patrimonio più prezioso di qualsiasi azienda ma dietro il loro utilizzo si nasconde un altro problema: quante e quali sono le risorse davvero qualificate e oggi disponibili sul mercato in ambito big data?
La questione delle competenze insomma è un punto chiave anche perché – come sottolinea un top marketer interpellato da Boston Consulting Group – la situazione per molte aziende non sembra essere delle migliori: “non abbiamo lo staff necessario per sperimentare nuovi approcci, riusciamo a malapena a coprire l’ordinaria amministrazione”.
Proprio a causa della mancanza di personale qualificato dall’indagine di BCG emerge come ben il 60% delle organizzazioni non raccoglie sistematicamente i dati come vorrebbe oppure ne fa un uso non ottimale. E anche nelle divisioni marketing più strutturate le figure professionali che si occupano di analytics raggiungono a malapena la trentina di unità.

Occorre – oggi più che mai – potenziare i reparti di analytics con nuove figure professionali che possano raccogliere le nuove sfide e le importanti opportunità che l’analisi dei dati offre ad ogni azienda per battere i competitor e garantire ai propri clienti un livello di customer experience eccellente.

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