Retail: il valore della relazione nella gestione della loyalty

Fonte notizia: Marketing Retail

La customer loyalty è uno degli aspetti più importanti nel contesto di una retail strategy : prendersi cura del cliente e instaurare con lui una relazione durevole può davvero fare la differenza.
Da un’indagine dell’Osservatorio Carte Fedeltà dell’Università di Parma è emerso come negli ultimi dieci anni la cultura della loyalty ha fatto sempre più breccia in Italia tra gli operatori della GDO : l’85% delle imprese intervistate tiene sotto controllo da almeno 4 anni gli indicatori di fedeltà come ad esempio lo scontrino medio, la penetrazione della carta fedeltà sul fatturato e la frequenza di visita.

Relazionarsi con i clienti, acquisire consapevolezza dei loro comportamenti e preferenze è diventato un valore chiave per il mondo Retail perché è evidente come la migliore conoscenza del cliente possa consentire la costruzione di promozioni più personalizzate e quindi anche più efficaci. Tuttavia ancora in molte realtà dell GDO il loyalty marketing appare come una funzione distante dalla rete commerciale e dalle politiche commerciali vere e proprie.
Un esempio molto concreto riguarda l’emissione di una carta fedeltà all’interno di un ipermercato. Si tratta del primo importante momento di contatto che l’insegna ha con il mondo loyalty, eppure molto spesso l’iter è semplicemente burocratico e non viene posta particolare cura alla relazione con il cliente. La sottoscrizione di una card avviene con leggerezza, non si valuta con attenzione la qualità delle informazioni rilasciate dal cliente e così può capitare che magari un dato rivelatosi successivamente inesatto pregiudichi la possibilità di ricontattare in futuro quel cliente per proporgli  una particolare offerta o promozione, o anche solo per contrastare l’iniziativa di un nuovo competitor.
La loyalty potrebbe rappresentare un valido supporto per le politiche commerciali e promozionali, ottimizzando le risorse e migliorandone l’efficacia: è importante che i retailer capiscano che nessuna infrastruttura tecnologica o particolare strategia commerciale da sè potrà garantire il successo di un progetto di loyalty che non abbia davvero a cuore le persone.
Ai centri commerciali serve una nuova anima, più vicina al Cliente: siamo agli albori di un’evoluzione che il retailer moderno è chiamato ad interpretare.

 


optimo retail

 

 

 

 

Il mondo del retail è cambiato: scopri la nuova frontiera per l’analytics in store: visita il sito web di OptimoRetail .


We 💙 SOCIAL SHARING…and you?

Facebook
Twitter
Google+
LinkedIn

 

La Customer Loyalty e i programmi di fidelizzazione

Fonte notizia: My Direct Marketing

La Customer Loyalty è il sistema innovativo – applicabile a qualsiasi settore merceologico – per garantirsi la fedeltà dei clienti già acquisiti e fare in modo che aumentino i loro acquisti, oppure per conquistare dei nuovi clienti, profilarli e fidelizzarli a lungo termine, assicurandosi così un flusso di vendite costante sempre più redditizio; il consumatore in cambio riceve vantaggi progressivi sempre più consistenti, da utilizzare in modo semplice, su prodotti e servizi di sua convenienza. Questi vantaggi si concretizzano nei cosiddetti “LOYALTY PROGRAMS”, i programmi di fidelizzazione, ovvero dei servizi mirati che hanno come bersaglio le esigenze espresse dai vari target. Un programma di fidelizzazione per essere efficace deve seguire i clienti nel tempo portando valore aggiunto ai servizi post vendita nel periodo che intercorre tra un acquisto e l’altro e a margine delle varie iniziative proporre una serie di servizi trasversali tramite Card, programmi a catalogo e piani contatto.

I piani contatto, in particolare, rappresentano una strategia molto valida: prevedono l’invio di un numero variabile di messaggi al cliente e vengono predisposti tenendo in conto le evoluzioni e le necessità legate al prodotto, il suo ciclo di vita e la finestra temporale di riacquisto.

Semplicità, creatività e monitorabilità sono le caratteristiche chiave che definiscono un loyalty program ben strutturato. L’obiettivo è migliorare la relazione con il cliente e creare visibilità per il brand, aumentare la retention e la gratificazione del cliente.
I programmi di fidelizzazione, o loyalty programs, consentono ai consumatore di un determinato brand di accumulare vantaggi o usufruire di servizi esclusivi, come ad esempio accessi selezionati o servizi gratuiti, raccolte punti, sconti, offerte speciali.
Un esempio di loyalty program? i frequent flyer (trattasi di un servizio offerto dalla maggior parte delle compagnie aree per premiare la fedeltà dei propri clienti. Nella maggior parte dei casi, i viaggiatori iscritti al programma guadagnano tanti punti quante sono le miglia percorse; i punti così accumulati possono quindi essere riutilizzati per ottenere voli gratuiti o altri servizi) e gli shopping program, come anche i programmi di fidelizzazione nel settore Automotive.


customer_loyalty_management_coverCUSTOMER LOYALTY MANAGEMENT – La loyalty dei clienti come risorsa economica

 

Scopri un nuovo stile di loyalty management nel food retail e individua tra i tuoi clienti i profili di maggior valore e i trend nei loro comportamenti d’acquisto.

ACCEDI al download gratuito del white paper di Gta Factory  CUSTOMER LOYALTY MANAGEMENT – La loyalty dei clienti come risorsa economica

 


optimo retail

 

 

 

 

Il mondo del retail è cambiato: scopri la nuova frontiera per l’analytics in store: visita il sito web di OptimoRetail .


We 💙 SOCIAL SHARING…and you?

Facebook
Twitter
Google+
LinkedIn

Innovare nella GDO: allearsi con le start up potrebbe essere la carta vincente?

Fonte notizia: Digital4

In Italia le grandi imprese della GDO sentono ormai prioritaria l’esigenza di innovare i processi di vendita ma al tempo stesso sono ancora legate a modelli di business poco efficaci che generano costi talmente elevati da risultare in perdita e di fatto non producono valore per l’organizzazione aziendale.
L’esempio virtuoso arriva da alcune giovani start up che in questo momento sembrano avere individuato l’approccio giusto offrendo servizi personalizzati e attuando modelli di business estremamente versatili.
Ecco alcuni casi interessanti di start up da cui i grandi operatori della GDO e del retail potrebbero trarre spunti decisamente utili e con cui magari stringere vantaggiose partnership.

Supermercato24 è una start up veneta attiva in 16 province italiane con un fatturato che nel 2016 dovrebbe sfiorare gli 8 milioni di euro. Applicando per la prima volta la logica della sharing economy al mondo della GDO Supermercato24 avanza sul mercato con un’importante promessa: portare a casa dei clienti la spesa fresca acquistata on line entro 60 minuti. Ma come funziona? Il consumatore accede attraverso la mobile app a circa 10.000 referenze acquistabili nelle principali catene di supermercati e invia l’ordine. A questo punto un algoritmo seleziona un collaboratore tra i 25.000 iscritti alla piattaforma valutandone disponibilità, geolocalizzazione e anche specializzazione negli acquisti. Il collaboratore selezionato si reca nel punto vendita più vicino a casa dell’utente, fa la spesa e gliela consegna in massimo 60 minuti. Enrico Pandian, fondatore e amministratore delegato di Supermercato24, afferma: “non facciamo altro che ottimizzare la catena logistica grazie al crowdsourcing” ma – si rammarica – è un vero peccato che sia più semplice stringere accordi con i brand che con le insegne, queste ultime ci vedono erroneamente come un competitor quando invece siamo i loro primi clienti”.

Indabox, fondata nel 2013, mette insieme una rete di 3.000 punti di ritiro e consegna spedizioni nei grandi centri urbani e nei capoluoghi di provincia italiani e ha coinvolto oltre a migliaia di bar anche 300 Carrefour Market e 60 Carrefour Express. L’ambito di riferimento resta quello della logistica e-commerce ma stavolta rispetto a Supermercato24 ci troviamo davanti ad un modello di business totalmente diverso: Indabox divide con i suoi partner le revenue per la custodia di pacchi o per la gestione di resi su acquisti effettuati dagli utenti su qualsiasi piattaforma on line. “Nell’app – ci tiene a precisare il fondatore Giovanni Riviera –sono incluse tessere fedeltà e strumenti di loyalty grazie ai quali i partner possono attivare promozioni sui nostri utenti che quindi diventano anche loro clienti”.  Ma anche Indabox, come Supermercato24, deve scontrarsi con la diffidenza delle grandi imprese: “se riuscissimo ad accordarci – spiega Riviera – con i principali spedizionieri italiani otterremmo un modello veramente virtuoso per tutti. Potremmo abbattere i costi logistici ottimizzando il percorso dei corrieri, incorporare la tariffa per il ritiro nella spedizione e ampliare ulteriormente le occasioni di contatto tra esercenti e clienti finali.”

Wib, start up siciliana, sostenuta da Unicredit, Vertis Sgr e RedSeed Ventures, sta riscuotendo grande successo in Nord America non tanto come semplice fornitore di vending machine quanto come partner per il marketing multicanale: l’installazione di distributori automatici intelligenti avviene in location strategiche  e con il supporto dell’analisi dei dati che si generano dalle interazioni del sistema con i consumatori.
“Wib – precisa Alfonso Correale, uno dei membri del board di Wib – è prima di tutto un tool di marketing e comunicazione che si integra fortemente con le attività di prevendita e da qui la possibilità di fare business in chiave multicanale”.  Wib integra il mondo fisico con quello digitale, consente di gestire prodotti di dimensioni diverse, con funzioni di multiple picking e variazioni di prezzo anche in base al profilo social dei clienti, altresì permette di controllare da remoto le campagne e di scambiare messaggi in tempo reale.

 


 

optimo retail

Perché gli esercizi commerciali off line non possono essere ottimizzati come quelli on line? Da oggi per il mondo retail e GDO qualcosa è cambiato. Nasce una nuova frontiera per l’analytics in-store: scopri di più sul sito web di OptimoRetail .


We 💙 SOCIAL SHARING…and you?

Facebook
Twitter
Google+
LinkedIn

Mobile marketing: i trend del 2016

Fonte notizia: Ninja Marketing

Il mobile marketing rappresenta ormai un territorio ricco di opportunità per le aziende e per i loro brand: di fatto i dispositivi mobili sono lo strumento con il più alto grado di penetrazione tra la popolazione: si calcola che il 97% degli italiani possieda almeno un cellulare, per un totale di quasi 50 milioni di dispositivi.
Vediamo ora quali sono le nuove tendenze nel mondo del mobile che stanno calcando la scena nel 2016.

Mobile Video: arrivano i video verticali

Il video marketing da mobile ha registrato una crescita vertiginosa nel 2015 e nel 2016 continuerà certamente la propria ascesa. La maggior parte degli utenti che visualizzano i video da smartphone lo fa in posizione verticale e proprio per venire incontro a questa tendenza si va sempre più diffondendo il formato verticale ottimizzato per i dispositivi mobile che consentirà la visualizzazione dei video a tutto schermo.

Applicazioni mobile: tante funzioni e un’unica app

Le app oggi presenti sul mercato sono sempre più numerose come anche le funzioni che offrono: ogni applicazione risponde ad un’esigenza diversa dell’utente. C’è l’app per pianificare la giornata, quella per programmare un viaggio, quella per accedere alle promozioni del supermercato e così via.
Ma la nuova tendenza del 2016 è quella di fornire agli utenti un’unica applicazione in grado di racchiudere il maggior numero di funzionalità possibili: un’opportunità interessante per le aziende che sapranno cogliere questo trend ancora prima dei competitor.

Location- Based Marketing: le notifiche push

Le notifiche push basate sulla localizzazione rappresentano un metodo efficace a disposizione delle aziende per comunicare in modo diretto e interattivo con il proprio target di riferimento. Immaginiamo ad esempio un turista in visita ad una città, durante la gita riceve sul proprio smartphone una notifica da parte della sua app di viaggio che lo informa su tutte le offerte per il pranzo disponibili nella zona in cui si trova. Un’opportunità straordinaria per quel ristorante che con l’offerta giusta riuscirà a conquistare la sua attenzione e di conseguenza accattivarsi un nuovo cliente.
I brand hanno già cominciato ad investire sulle strategie di marketing basate sulla localizzazione sfruttando le nuove tecnologie come gli iBeacons, dei piccoli trasmettitori posizionati all’interno degli store che individuano tutti i dispositivi presenti nell’area di interesse ai quali è possibile inviare le notifiche push con relativi sconti e promozioni.

Facebook
Twitter
Google+
LinkedIn

Il nuovo Merchandising Customer-Centric

I risultati dei nostri recenti sondaggi Twitter sono davvero molto interessanti:

Le maggiori criticità nella gestione del Merchandising – questo sondaggio ha chiesto ad un’audience di professionals del retailing e della GDO quale, fra quelle proposte, era la scelta più critica nella gestione del merchandising. Sono state proposte opzioni di scelta legate alle scelte gestionali riconosciute universalmente come le più critiche per la gestione del Merchandising:

  1. Scelta dell’area in-store – in cui organizzare il merchandising di un dato prodotto;
  2. categorie/raggruppamenti – di prodotti presso i medesimi display;
  3. design emozionale del dispaly – esistono molti format ormai di display e si cerca sempre di più il coinvolgimento emotivo del consumatore;
  4. visibilità dell’assortimento – intesa in generale e riguardante sia la profondità che l’estensione dell’assortimento proposto.

I risultati sono stati molto interessanti:

le leve più critiche del Merchandising

E’ emersa chiaramente l’importanza delle scelte che fanno riferimento all'”esperienza” del cliente rispetto alle scelte più tradizionali di gestione del “prodotto” o ancor meglio della “categoria”.

Sia la scelta dell’area in-store che la ricerca di un design sempre più emozionale confermano la ricerca dei Merchandiser di soluzioni in cui il coinvolgimento dei clienti è al centro delle loro strategie.

Le analisi più importanti per l’ottimizzazione del Merchandising – Il secondo sondaggio è stato ancora più preciso ed ha richiesto, sempre alla stessa audience di professionals, di esprimere una preferenza sul tipo di analisi di cui vorrebbero disporre per ottimizzare le scelte di Merchandising:

  1. Analisi sui trend delle vendite delle “categorie”;
  2. Analisi sulle visite ed i movimenti in-store;
  3. Analisi sulle preferenze dei consumatori sui format espositivi;
  4. Analisi degli stock di prodotto.

Anche in tal caso i risultati sono molto interessanti e ci danno un’indicazione molto chiara sulle tendenze gestionali su questo fondamentale tema:

analisi a supporto del merchandising

In questo caso vengono premiate apertamente le analisi sulle preferenze dei consumatori e, ancor più significativo, le analisi sulle visite ed i movimenti in-store; l’importanza di questa preferenza, sta, in particolare, nel fatto che in un precedente sondaggio la stessa audience affermava di conoscere ancora molto poco il tema della Indoor Positioning.

Sintesi

Volendo sintetizzare (anche con una piccola forzatura logica) il risultato di entrambi i sondaggi con un unico diagramma possiamo ricorrere al seguente, che evidenzia chiaramente le preferenze dei professionals del Merchandising emerse dai sondaggi:

diagramma unico sui sondaggi

L’aspetto più interessante di questo round di sondaggi è l’affermazione sempre più evidente dell'”intento” di portare il Merchandising sempre più su un piano Customer-Centric e meno Product-Centric. Quanto e come si sta diffondendo nella realtà questo orientamento è ancora oggetto di analisi, anche se abbiamo proprio di recente raccolto interessanti esperienze in tal senso e le abbiamo riportate nei nostri recenti articoli sul tema.

Un nostro vivo ringraziamento va a tutti coloro che ci hanno dato la loro preziosa opinione; continuate a seguirci sul nostro account Twitter per i prossimi sondaggi https://twitter.com/GtaFactory

Grazie!

 

 

 

Customer Experience: la tua strategia incontra davvero le esigenze dei clienti?

Fonte notizia: Crmwebnews

Una customer experience ottimale è il risultato di un processo in continuo divenire e suscettibile ai cambiamenti del mercato e nelle abitudini dei consumatori. Le aziende ne sono sempre più consapevoli e proprio per questo stanno implementando nuove strategie per garantire un’eccellente customer experience e al tempo stesso un ottimo ROI  e una loyalty duratura.
Tuttavia molto spesso le strategie adottate non coincidono con le reali esigenze dei clienti. Un recente studio di Teletech (“The Teletech 2015 Customer Experience Benchmark Research Report“) individua i gap da colmare  e gli elementi che i consumatori ritengono invece prioritari per migliorare l’experience e su cui le aziende dovrebbero investire per rispondere in modo efficace alle aspettative dei clienti e quindi realizzare i propri obiettivi di business.
Il primo gap individuato riguarda il mobile: mentre le aziende stanno sempre più concentrando gli investimenti sulle tecnologie mobile, per il 60% degli intervistati la priorità è investire nella formazione del personale per migliorare la “first call resolution” e ridurre i tempi di attesa.
Inoltre mentre per i consumatori è preferibile risolvere i problemi tramite telefono, migliorare l’integrazione dei canali e garantire un ottimo customer engagement attraverso live chat, per le aziende invece è prioritario migliorare l’attività sui social media al fine di coinvolgere maggiormente i consumatori e creare mobile app user-friendly per un accesso più semplice. In altri termini i consumatori preferiscono che le aziende migliorino i canali tradizionali come telefono, live chat e mail piuttosto che mobile e social: è evidente che al momento aziende e potenziali clienti stanno viaggiando su due binari paralleli.
Ma come mai i social e gli altri canali digital non riescono a fare breccia tra i consumatori? Per il 72% degli intervistati parlare direttamente con un operatore è la soluzione migliore quando il tempo è poco e il problema da risolvere si presenta complesso.
Un altro passo importante da fare è quello di personalizzare la comunicazione con un approccio diverso in base alla tipologia di consumatore e alle sue esigenze. Lo studio infatti divide i consumatori in quattro categorie in base alle loro preferenze riguardo i canali di contatto: i “voice-averse” rappresentano il 21% e sono quelli che non gradiscono un contatto tramite voce, i “mobile centric” rappresentano il 13% e sono quelli che preferiscono interagire attraverso i dispositivi mobile, i “cooperative” rappresentano il 41% e sono quelli disposti a condividere informazioni e a spendere di più in vista di una migliore experience, infine gli “impatient” che rappresentano il 25% e sono quelli che ritengono di impiegare troppo tempo nella risoluzione di problematiche.

Ma, come emerge dai risultati dello studio, anche la strategia va diversificata in base al settore di riferimento: ad esempio nel settore banking e automotive i consumatori preferiscono parlare direttamente con un operatore, mentre nel settore retail il fattore discriminante è il prezzo.

We 💙 SOCIAL SHARING…and you? Se ritieni l’articolo utile o interessante CONDIVIDILO sui tuoi profili social!

Facebook
Twitter
Google+
LinkedIn

Best retail practices: Auchan e la spesa via smartphone

Fonte notizia: Gdoweek

“Best retail practices°” è un breve “viaggio” in 3 insights alla scoperta dei principali casi di successo nel retail marketing della GDO. In questo terzo insight parleremo di Auchan.
Auchan, gruppo nato in Francia nel 1961 e presente oggi in 11 Paesi – tra cui l’Italia con 60 punti vendita in 11 regioni -, costituisce una delle principali realtà della grande distribuzione e rappresenta un esempio di retail marketing in particolare per la strategia di mobile marketing che ha reso lo smartphone protagonista nel fare la spesa.
Auchan è tra i primi in Italia nel 2003 a introdurre il self checkout, oggi disponibile in 500 casse, che consente ai clienti, dopo aver fatto la spesa, di leggere il codice a barre dei prodotti del carrello in totale autonomia, pagando sempre in modalità self con carte e contanti. Il passo successivo è avvenuto con l’introduzione del self scanning, un terminale portatile che permette di leggere il codice a barre dei prodotti proprio mentre si fa la spesa, un comodo servizio che nel 2014 è stato poi esteso a tutti i cellulari con la nuova app di mobile payment che offre ai consumatori la possibilità di pagare la spesa con qualsiasi smartphone.
Scaricando gratuitamente un’App iOS o Android il cliente può utilizzare il proprio cellulare direttamente all’interno del punto vendita: all’entrata del supermercato, dove si trova il dispenser dei terminali di self scanning, è stato posizionato un QR Code che il cliente legge prima di iniziare la spesa per creare la connessione Wi-Fi al server Auchan. Una volta eseguita questa procedura, il cliente può cominciare a mettere i prodotti nel carrello: il codice a barre viene letto con la telecamera dello smartphone e con il tasto “più” acquisisce il prodotto.
Inoltre per ogni prodotto viene visualizzata sul display del cellulare la descrizione, l’importo, l’eventuale sconto ecc. Infine, allo stesso modo dei terminali dedicati, la lettura del codice a barre definisce il termine della spesa e il cliente può pagare in modalità self.

La nuova App Auchan presenta molteplici vantaggi per i clienti: velocità (diventa più rapido fare la spesa e pagarla, inoltre si agevola l’uscita dalle casse); comodità (l’elenco dei prodotti acquistati rimane nella memoria dello smartphone e può essere richiamato in futuro per creare una nuova lista della spesa); utilità (il cliente riceve direttamente sullo smarphone promozioni e offerte); sicurezza (la transazione di pagamento avviene sui sistemi CartaSi, così i dati della carta vengono archiviati su un server protetto e non vengono mai scambiati con il punto vendita).

Dietro le strategie di innovazione di Auchan c’è una notevole chiarezza d’intenti sempre rivolta al cliente perché – come sottolinea il direttore marketing Alberto Miraglia  – “l’obiettivo è  far convergere tutte le tecnologie che negli anni abbiamo sviluppato in soluzioni che contribuiscano a semplificare l’esperienza di acquisto e a rendere più rapida la spesa”.


 

optimo retail

Perché gli esercizi commerciali off line non possono essere ottimizzati come quelli on line? Da oggi qualcosa è cambiato. Nasce una nuova frontiera per l’analytics in-store: scopri di più sul sito web di OptimoRetail .


We 💙 SOCIAL SHARING…and you?

Facebook
Twitter
Google+
LinkedIn

Best retail practices: Carrefour e il nuovo concept di ipermercato “per mondi”

Fonte notizia: Mark-up

“Best retail practices°” è un breve “viaggio” in 3 insights alla scoperta dei principali casi di successo nel retail marketing della GDO. In questo secondo insight parleremo di Carrefour.
Carrefour, popolare catena di supermercati e ipermercati francese nata a Annecy nel 1959 e attualmente presente in 30 Paesi tra cui Europa, Brasile, Argentina, Nord Africa e Asia, rappresenta un esempio innovativo di retail marketing nella GDO, in particolare per la strategia di proximity marketing e per Carrefour Planet, il rivoluzionario concept di ipermercato aggregato per mondi e per system di offerta.
Per proximity marketing, o marketing di prossimità, intendiamo una tecnica di comunicazione integrata che agisce direttamente su utenti e potenziali clienti che si trovano in una determinata zona, prossimi all’emittente del messaggio pubblicitario. Oggi le azioni di Proximity Marketing sono diventate una componente essenziale per una campagna pubblicitaria ad alta profilazione, ciò è dovuto all’enorme concentrazione di dispositivi mobili (Smartphone, Tablet, PC, ecc.) dotati di strumenti Bluetooth® utili alla emissione, scambio e ricezione di immagini, video e contenuti testuali.

Carrefour ha scelto la tecnologia di proximity marketing ottenendo dei risultati molto positivi: il coinvolgimento degli utenti, all’interno del supermercato, è aumentato del 400% grazie all’utilizzo di un’app mobile che ha supportato le vendite e semplificato l’esperienza tra gli scaffali. Carrefour accompagna l’utente durante tutta la durata della sua permanenza nello store influenzando positivamente i suoi acquisti. In che modo lo fa? Inviandogli notifiche-push contenenti promozioni attive e personalizzate, coupon spendibili su diversi prodotti o suggerendo eventuali prodotti sulla base degli acquisti passati. Il tasso di conversione, in riferimento a queste iniziative di proximity marketing, è aumentato di ben 16 volte.
Tramite lo smartphone gli utenti riescono ad individuare il punto vendita più vicino alla loro posizione geografica e a sfogliare in diretta le offerte, mentre Carrefour studia il loro comportamento, il percorso effettuato tra gli scaffali e il tempo di permanenza all’interno del negozio.
Il marketing di prossimità accorcia le distanze che separano l’azienda dal proprio cliente ma non solo: aumenta il tasso di conversione, intensifica i rapporti con la clientela, comunica in modo semplice e analizza il mercato in tempo reale.
L’altra importante innovazione è Carrefour Planet, un concept di ipermercato “ridefinito per mondi” che è stato lanciato per la prima volta in Francia, a Ecully e Venissieux, e si è poi via via diffuso anche nel resto d’Europa: l’offerta è stata aggregata per mondi con l’introduzione di elementi di colore e uso diversificato della luce. All’interno dell’ipermercato nove sono i poli tematici (market area, biologico, surgelati, bellezza, fashion, baby, casa, tempo libero e multimedia) e vengono rappresentati dall’uso di colori vivaci (ad esempio rosso per il fashion, verde per il biologico e così via). Per alcune categorie, inoltre, sono state avviate partnership importanti con brand famosi, come ad esempio Apple, Sony, Samsung, per la realizzazione di corner all’interno dell’ipermercato.
L’ipermercato ospita anche un‘area per gli eventi: 2.000 mq che vengono utilizzati ogni due settimane per l’organizzazione di mostre, workshop ma anche lezioni di cucina, make up e massaggi.
Lo shopping è stato reso ancora più agevole intervenendo direttamente sugli ambienti: corridoi più ampi e un nuovo sistema di segnaletica più intuitivo caratterizzato dai colori, scaffali più bassi per rendere più accessibili i prodotti e migliorare la visibilità in tutto lo store. Inoltre sono stati aggiunti una serie di servizi dedicati ai clienti: un punto di intrattenimento per i bambini, un’area snack aperta h24, un servizio di acconciatura con possibilità di taglio e piega in 10 minuti a soli 10 euro.
Infine per i clienti più fedeli di Carrefour Planet un apposito programma di fidelizzazione con tanti vantaggi, come ad esempio giornate speciali nelle quali tutto l’assortimento viene proposto con una scontistica del 10%.

Nel prossimo insight sarà la volta di un altro “big” della GDO, Auchan: a presto con “Best retail practices” su  Gta Factory!


optimo retail

Perché gli esercizi commerciali off line non possono essere ottimizzati come quelli on line? Da oggi qualcosa è cambiato. Nasce una nuova frontiera per l’analytics in-store: scopri di più sul sito web di OptimoRetail .


We 💙 SOCIAL SHARING…and you?
Facebook
Twitter
Google+
LinkedIn

 

Best retail practices: Tesco e il primo supermercato virtuale

 

Fonte notizia: B2 Corporate

“Best retail practices°” è un breve “viaggio” in  3 insights alla scoperta dei principali casi di successo nel retail marketing della GDO. In questo primo insight parleremo di Tesco.

Tesco, brand della GDO di fama internazionale e attivo in Gran Bretagna , Europa, Nord America ed Estremo Oriente, rappresenta un esempio innovativo di retail marketing, in particolare per la strategia attuata sul mercato della Corea del Sud  e la nascita del primo supermercato virtuale. Per supermercato virtuale intendiamo uno spazio espositivo, situato molto spesso in luoghi pubblici, da cui gli utenti possono consultare l’assortimento di un retailer e ordinare gli articoli di proprio interesse attraverso dispositivi mobile.

In Corea del Sud, dove Tesco è presente con il brand Home Plus, l’idea vincente è stata realizzare un supermercato virtuale proiettato nel mondo fisico sfruttando i tempi di attesa delle persone in luoghi di elevato passaggio e attuando una strategia a 3 fattori: cartelloni pubblicitari, codici qr dei prodotti e smartphone. Come è stato possibile? Molto semplice. Tesco ha posizionato sulle banchine di attesa della metropolitana una serie di cartelloni luminosi per riprodurre in scala 1:1 i vari scaffali del supermercato, ogni prodotto ha il suo codice qr e grazie allo smartphone può essere fotografato ed inserito nel carrello virtuale. Una volta terminati gli acquisti il cliente può pagare  sempre tramite smartphone e riceverà la spesa direttamente al proprio domicilio nel giorno e all’orario che desidera.

La strategia è stata personalizzata sulle esigenze del pubblico coinvolto, in ossequio al principio guida di Tesco secondo cui ogni mercato è unico e richiede un approccio differenziato. Per un target come quello dei sudcoreani ritenuti per tradizione grandi lavoratori ma con poco tempo per fare la spesa e altre faccende quotidiane, è stato decisivo trasformare i tempi morti d’attesa in potenziali occasioni di acquisto: in altri termini se il consumatore non ha tempo per raggiungere il punto vendita allora perché non andare incontro a quel consumatore? Tesco ha introdotto un concetto di spesa totalmente nuovo attraverso l’uso della tecnologia mobile e portando lo store direttamente a contatto con il consumatore digitale.

La capacità di saper comunicare al momento giusto e nel posto giusto, identificando i luoghi di più intenso passaggio e di più alta attesa come le stazioni metro o dei treni coreani, da cui ogni giorno transitano oltre 20 milioni di persone, ha portato Tesco ad un successo clamoroso con un picco nelle vendite on line nel biennio 2010/2011 del + 130.

Nel prossimo insight sarà la volta di un altro famoso brand della GDO, Carrefour: a presto con “Best retail practices” su  Gta Factory!


optimo retail

Perché gli esercizi commerciali off line non possono essere ottimizzati come quelli on line? Da oggi qualcosa è cambiato. Nasce una nuova frontiera per l’analytics in-store: scopri di più sul sito web di OptimoRetail .


We 💙 SOCIAL SHARING…and you?
Facebook
Twitter
Google+
LinkedIn

Facebook nel futuro: bot, realtà aumentata e non solo…

 

Fonte notizia: Digital4

Mark Zuckerberg nel corso di F8, la conferenza degli sviluppatori del social network più usato al mondo svoltasi di recente a San Francisco, ha delineato la strategia di Facebook per i prossimi 10 anni.
La novità più rilevante è chatbot, un’intelligenza artificiale che sarà collegata a Messenger e consentirà di ricevere messaggi di aziende, contenuti per abbonati ad aggiornamenti su meteo e traffico, fino a messaggi più personalizzati come fatture o notifiche sulla spedizione di merci.
Con chatbot potrebbe essere davvero finita l’era delle ricerche in rete e di Google? Non ci sono dubbi che se questa soluzione – forte dei 900 milioni utenti al giorno di Messenger – dovesse realmente imporsi il predominio di Google potrebbe cominciare seriamente a scricchiolare.

Chatbot non è l’unica novità che Zuckerberg ha anticipato a San Francisco: Facebook Live, il servizio di video streaming lanciato di recente, sarà arricchito da una nuova possibilità: i video live potranno essere trasmessi non più soltanto dallo smartphone ma da tutti i dispositivi, videocamere e droni compresi.
Ma il passo più importante verso il futuro riguarda la realtà virtuale e aumentata: Zuckerberg ci crede davvero e non è certo un caso la recente acquisizione di Oculus Rift, lo schermo per la realtà virtuale che si indossa sul viso.
La tecnologia rappresenta un settore su cui Facebook vuole davvero scommettere: una conferma a ciò arriva dalla nomina di Regina Dugan a capo di Building 8, il team dedicato alla creazione di prodotti hardware e allo sviluppo di nuove soluzioni dedicate alla connettività. Una mossa astuta se si pensa che prima Dugan lavorava a Google guidando il gruppo specializzato nelle tecnologie avanzate.
È sempre più evidente che la definizione “social network” a Facebook comincia a stare davvero stretta, da qui i tentativi di estendere il proprio raggio d’azione verso altri ambiti e la voglia di esplorare nuove possibilità.
A Mountain View le certezze cominciano a vacillare: all’orizzonte c’è un rivale scomodo e sempre più agguerrito.

 We 💙 SOCIAL SHARING…and you?

Facebook
Twitter
Google+
LinkedIn

Get in touch with us!