Food, shopping experience & innovazione: il progetto “Carrefour Gourmet”

 

Fonte notizia: Ninja Marketing

Molto più che il solito negozio al dettaglio. Il supermercato come percorso di formazione culinaria in cui il cibo non è semplicemente esposto ai consumatori ma diventa parte di un racconto, di uno scambio, di un incontro tra culture e sapori diversi. Fare la spesa non è più una semplice routine ma diventa un’esperienza piacevole e arricchente che coinvolge tutti i sensi. È questo l’obiettivo di Carrefour che proprio in questi giorni a Milano ha aperto il suo settimo supermercato gourmet: non solo distribuire ma valorizzare il cibo stesso proponendo prodotti di alta gamma a un prezzo accessibile e incontrando anche tutte le esigenze alimentari contemporanee, dal bio al vegano passando per il “gluten free”.
Gli scaffali ospitano prodotti tipicamente italiani e regionali, come salumi, formaggi e pasta, accanto a specialità dal gusto internazionale, come ad esempio il sushi. All’interno del supermercato c’è anche un bar aperto h 24 per consumare un veloce aperitivo all’ora di cena o magari fare colazione prima di andare a lavoro.

Lo   store nei suoi 3.200 metri quadri è concepito per trasformare la spesa quotidiana in una esperienza unica e gratificante:  ogni prodotto è di alta qualità, nel rispetto dell’autenticità e del sapore della tradizione con prezzi accessibili a tutti e promozioni competitive.

“Un punto vendita innovativo –  sottolinea Stéphane Coum, direttore supermercati Carrefour – caratterizzato da un ambiente curato nei minimi dettagli e atmosfera piacevole, con un assortimento che presenta l’eccellenza italiana in tutti i settori food per stuzzicare i più curiosi e soddisfare i più appassionati tra i food lovers, senza rinunciare a praticità, comodità e convenienza tipiche di un supermercato di quartiere”.

Il supermercato, quindi, diventa un luogo tutto da scoprire e in linea con le esigenze dei lavoratori : aperture straordinarie, servizio di consegna a domicilio, corsi di cucina e di “cake design” gratuiti, cooking show ed eventi formativi per sommelier, in più la possibilità di fare i propri acquisti in negozio con l’app “myCarrefour – Passarapido Mobile” che consente di leggere il codice a barre di ogni prodotto direttamente dal proprio smartphone e risparmiando tempo una volta arrivati alla cassa.

La shopping experience unisce il gusto alla convenienza, il cibo come crocevia di cultura, conoscenza e sensazioni. Semplicemente gourmet.


optimo retail

 

 

 

 

Il mondo del food retail è cambiato: scopri la nuova frontiera per l’analytics in store: visita il sito web di OptimoRetail .


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Mobile advertising: nuovi orizzonti per la pubblicità on line

Fonte notizia: Digital4

Il mercato della pubblicità su smartphone e tablet, il cosiddetto “mobile advertising”, ha registrato in Italia  nel 2015  un picco del 53% arrivando a sfiorare un valore di ben 462 milioni di euro. A testimoniarlo è il primo Osservatorio Mobile B2C Strategy del Politecnico di Milano.
In particolare l’advertising sui social network è decisamente raddoppiato e si calcola che almeno il 77% dei navigatori svolge via mobile almeno una fase del processo di acquisto.  Il 60% cerca on line informazioni sul prodotto o particolari promozioni, il 29% richiede assistenza o consulta servizi a cui è iscritto e il 41% conclude l’acquisto effettuando il pagamento via mobile.
Marta Valsecchi, Direttore dell’Osservatorio Mobile B2C Strategy, parla di una vera e propria “mobile transformation” a cui le aziende sono chiamate e per la quale tutti i processi di comunicazione e fidelizzazione non possono più prescindere dallo smartphone che diventa quindi un amplificatore degli altri punti di contatto, dalla pubblicità su altri mezzi al customer care, fino all’esperienza nel punto vendita. «Lo smartphone – afferma la Valsecchi – è l’unico device sempre addosso all’utente in ogni momento della giornata, è il ponte tra l’esperienza on line e quella in negozio, può diventare il “telecomando” per attivare azioni sui prodotti fisici o raccogliere informazioni da essi e grazie alla geolocalizzazione permette di sapere dove è il consumatore e come si sposta».

Ma le aziende italiane B2C in questo momento sono davvero pronte alla “mobile trasformation”?

«In due medio-grandi imprese italiane  su tre – assicura la Valsecchi – il percorso di Mobile Transformation è ormai avviato. Per anni il Mobile è stata una leva nelle mani del marketing o dell’IT e ancora più spesso del solo team digital  ma ora, in un numero crescente di aziende, è un tema trasversale a più funzioni, ed è iniziata la riprogettazione di alcuni processi (CRM, vendite, customer care ecc.) con l’obiettivo di avere una vista unica sul cliente e integrare i diversi touch point. C’è stato un cambio di rotta influenzato dal crescente impegno del vertice aziendale, che ha iniziato a considerare la Mobile Transformation un fattore chiave per il proprio business nei prossimi anni».

 

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OPTIMO RETAIL, LA TECNOLOGIA RIVOLUZIONA IL MONDO DEL RETAIL

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Da una partnership tra Gta Factory e Gipstech, realtà innovative nel panorama tecnologico italiano, arriva la nuova soluzione di marketing analytics per il retail.

«Optimo Retail – dichiara Domenico Greco, ceo di Gta Factory – nasce da un’ambizione condivisa con Gipstech: utilizzare la tecnologia avanzata per innovare il settore retail. E nel mondo del retail oggi c’è un profondo gap: la marketing analytics legata all’indoor positioning è ancora un settore quasi sconosciuto, almeno in Italia ad oggi non ci sono ancora, se non a livello embrionale, soluzioni di marketing analytics che sfruttino la geolocalizzazione degli interni ».
La soluzione creata da Gta Factory in partnership con Gipstech manifesta una chiarezza d’intenti già a partire dal suo nome: “optimo” è il punto focale di un prodotto che aiuta ad ottimizzare la gestione degli store nei suoi punti chiave, dal marketing almerchandising passando per la customer loyalty. Ma chi sono i potenziali fruitori di Optimo Retail?
«Ci rivolgiamo – afferma Domenico Greco –  in particolare alle aziende della Grande Distribuzione Organizzata, più in generale alle figure manageriali che sono maggiormente coinvolte nelle problematiche di Retailing Marketing: i Sales Manager, i Brand Manager ed i Category Manager che fronteggiano ogni giorno le criticità del settore. Chi si occupa di gestire le performance degli store e di intere categorie di prodotti o chi gestisce il merchandising e le promozioni nei vari reparti si ritrova quotidianamente a dover prendere tante decisioni strategiche da cui molto spesso discende il successo di un’intera organizzazione. Optimo Marketing supporta a 360° il processo decisionale rendendo semplici ed efficaci tutti gli interventi di ottimizzazione che servono a gestire nel modo migliore uno store».

«Optimo Retail è una soluzione – come sottolinea ancora Domenico Greco – modulare, scalabile e completamente cloud, con tanti vantaggi e benefici, il più importante è senza dubbio quello di migliorare le performance di store e reparti».

E per chi fosse interessato ad acquisire maggiori informazioni sul prodotto? «richiedere una demo di OptimoRetail – assicura Domenico Greco – è molto semplice, organizzarla ancora di più: con un solo giorno di preavviso possiamo presentare al potenziale cliente una demo con contenuti personalizzati per le sue esigenze. Inoltre è già attivo il  sito web dedicato al nostro progetto: invito tutti  a visitare www.optimoretail.it .
Navigando il sito è possibile reperire tante informazioni utili su Optimo Retail, presto pubblicheremo on line anche una “demo preview”  che riassuma tutte le potenzialità del nostro prodotto».

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Viewability e Targeting: nuove metriche per la pubblicità on line

 

Fonte notizia: Digital4

Non tutti i banner sono ugualmente efficaci e, soprattutto, godono della stessa visibilità: una problematica che molto spesso incide sull’ottimizzazione del ROI,  chi investe in pubblicità on line lo sa bene. Proprio per fronteggiare queste criticità si stanno affermando nuovi sistemi di misurazione per l’adv on line: la viewability e il targeting.
La viewability è il parametro per valutare se la pubblicità erogata in rete è stata effettivamente vista. Molto spesso infatti un banner non viene visualizzato perché magari posizionato in una parte della pagina non visibile all’utente. Ma quando un annuncio pubblicitario si può considerare “visto”?
Il Media Rating Council ha definito uno standard per cui una impression si considera “in view” quando almeno il 50% dei suoi pixel è visualizzato per un secondo. Come è facile immaginare, la percentuale reale di visualizzazione è al di sotto del 100% essenzialmente per due motivi: molti utenti abbandonano una pagina (aperta magari per errore) prima di un secondo; la finestra del browser può non essere impostata in modalità full-screen.
L’altra metrica di misurazione delle performance, di recente introdotta sul mercato, si riferisce all’efficacia del targeting ossia alla percentuale di impression che raggiungono il target desiderato di una campagna, in altri termini è un parametro per valutare se la pubblicità erogata in rete è stata vista dal target giusto. Una campagna può non risultare in-target magari a causa di un limitato aggiornamento dei dati demografici o di cookie presenti in dispositivi condivisi da un maggior numero di persone.
Viewability e targeting rappresentano quindi due parametri molto utili principalmente ai grandi investitori pubblicitari per ottimizzare il ROI delle proprie campagne di adv on line.
Ma l’advertising analytics resta un territorio tuttora da esplorare, c’è la possibilità di fare analisi e misurazioni ancora più approfondite che in futuro potranno acquisire un’importanza sempre maggiore.
È il caso ad esempio della Brand Safety, è il parametro per valutare la coerenza del contenuto pubblicitario rispetto al publisher che lo ospita e consentirebbe ai brand di essere sempre a conoscenza dei siti e delle pagine in cui i loro messaggi pubblicitari saranno visualizzati dagli utenti.

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E-commerce e dintorni: la shopping experience è sempre più “omnichannel”

Fonte notizia: Mymarketing

Le innovazioni in campo tecnologico hanno rivoluzionato le abitudini di acquisto dei consumatori italiani: sta emergendo una nuova figura di acquirente, consapevole, informato e sempre più connesso tanto da prediligere per i propri acquisti i nuovi canali digitali. Non è un caso se proprio nel 2015 le vendite nel settore B2C hanno registrato una crescita del fatturato dell’8%: l’e-commerce si integra sempre di più e sempre meglio ai canali tradizionali di vendita al dettaglio e si fa strada un vero e proprio approccio “multicanale” all’acquisto.
Autozona.it ha individuato alcune dinamiche interessanti a partire dal 2016: nuove tendenze influenzeranno il commercio elettronico nei prossimi anni e anche i settori più tradizionali, come quello automotive, si lasceranno volentieri travolgere dal vento dell’innovazione.

Mobile in crescita

Nel 2015 in Italia gli acquisti tramite smartphone hanno rappresentato ben il 10% dell’intero settore del commercio elettronico: un trend che è destinato a rafforzarsi soprattutto se consideriamo che il traffico su alcuni portali deriva per il 50% proprio dai dispositivi mobile. Un dato da tenere in considerazione per tutte quelle aziende che intendano promuovere i propri prodotti e servizi tramite il canale e-commerce.

Ricambi auto on line

Il settore tradizionale dei ricambi auto ha ormai ceduto al fascino dell’e-commerce registrando una crescita del 50% rispetto al 2014. Basti dire che oggi un utente su due reperisce in rete le informazioni sui prezzi e uno su quattro acquista direttamente sul web i ricambi auto per poi farli installare dal proprio meccanico di fiducia. Per Francesco Caselli, ceo di Autozona, il successo dei ricambi on line è dovuto a diversi fattori: “il prezzo contenuto, la rapidità di consegna, la vasta scelta e la possibilità di reperire pezzi altrimenti introvabili sul mercato locale”.

Vendite lampo

I cosiddetti “Flash Sales”, le vendite lampo, hanno registrato un ampio sviluppo soprattutto grazie alla fiducia crescente dei consumatori verso il canale web, all’emergere di nuove tecnologie e all’affermarsi dei dispositivi mobili per la comunicazione. Un esempio recente: in occasione del Black Friday 2016, per la prima volta in Italia, i principali store on line, come anche i negozi tradizionali, hanno avviato promozioni speciali con sconti esclusivi fino al 70%.

 

Showrooming

La tendenza, cosiddetta del modello ROPO (Research Online Purchase Offline), per cui l’utente prima cerca informazioni sul web e poi acquista in negozio, lascerà il posto ad una nuova abitudine: l’utente prima prova il prodotto in negozio e poi decide di acquistarlo on line ad un prezzo più vantaggioso. È il cosiddetto “showrooming” e si sta affermando sempre con maggiore forza tra gli e-commerce, basti pensare che un colosso come Amazon sta valutando di aprire uno store tradizionale in logica “showrooming” nelle principali città.

Marketing di prossimità

L’esperienza “in store” è destinata a diventare sempre più “digitale” soprattutto grazie a tecnologie innovative come gli i-beacon, speciali sensori capaci di trasmettere informazioni sugli smartphone degli utenti e di interagire con quanti si trovano nel loro raggio di azione. Un assistente virtuale, installato sullo smartphone, accompagnerà l’utente/potenziale cliente nell’esperienza di shopping informandolo su prezzi, modelli e caratteristiche dei vari articoli esposti in negozio.

E proprio nel campo del”proximity marketing” arriva una grande novità: da una partnership tra Gta Factory  eGipstech nasce OptimoRetail, la nuova soluzione “ready to go” per l’analytics in-store.
Scopri di più guardando il video!

 

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Remarketing on line: le strategie migliori nella relazione con il cliente

Fonte notizia: Digital4

Il remarketing è un strategia di CRM orientata al recupero della relazione on line con il cliente che abbandona l’interazione prima di compiere una determinata azione (ad esempio una vendita non portata a termine, o magari l’interruzione durante la compilazione di un qualsiasi form). Capita infatti molto spesso che un utente arrivi su un determinato sito, si soffermi su una o più pagine, decida di inserire articoli nel carrello ma poi improvvisamente non effettui più l’acquisto e abbandoni la navigazione.
Il remarketing offre proprio la possibilità di rintracciare gli utenti che hanno abbandonato quel sito per spingerli a ritornare e a concludere l’azione, in tal modo riprendendo la relazione interrotta con l’azienda e potenziando il CRM e il business.
Ma come funziona il remarketing? Nel momento in cui un nuovo visitatore arriva sul sito un codice Javascript rilascia al browser un cookie anonimo tracciando la navigazione sul web di quel determinato utente e offrendo così la possibilità di pubblicare annunci personalizzati in base ai gusti e alle esigenze che è stato possibile rilevare sulla base delle pagine che l’utente ha visitato.
Implementare una strategia di remarketing richiede però un’attenta valutazione: a questo proposito gli esperti hanno individuato alcune linee guida essenziali perché il remarketing sia davvero efficace.

  • Scegliere le piattaforme più popolari

Per il remarketing sono tre le piattaforme ai fini di una strategia complementare: Adwords di Google, Facebook e Twitter. Google Adwords offre la possibilità di raggiungere il pubblico in una logica “multichannel”: sul motore di ricerca Google, sul cellulare, su Youtube e su tutti quei siti che fanno parte della rete di Google. Facebook e Twitter invece consentono di raggiungere il pubblico all’interno del proprio network.

  • Utilizzare i cookie

I cookie consentono di tracciare i comportamenti degli utenti sul nostro sito e attingere a tutte quelle informazioni utili a creare da subito segmenti di pubblico personalizzati in base al nostro target. Con Google Adwords, ad esempio, è possibile abilitare un tag di remarketing utilizzando semplicemente il codice di Google Analytics già presente sul sito web.

  • Profilare il target

La parola chiave è “chiarezza”: no agli annunci generici, sì agli annunci specifici e alle pagine dedicate. Creare quindi annunci che promuovano proprio le caratteristiche di quel determinato prodotto o servizio per quel determinato target.

  • Selezionare il pubblico

Utilizzare i filtri per gli annunci individuando da subito i segmenti di pubblico che vogliamo colpire e per i quali abbiamo maggiori probabilità di conversione. Una buona prassi da ricordare per ottimizzare le spese in pubblicità e attuare una comunicazione più efficace.

  • Gestire il database degli elenchi e-mail

Il rischio più frequente nel remarketing è quello di inviare e-mail di invito all’acquisto ad un utente che magari ha già comprato la merce che gli volevamo vendere. Per ovviare al problema è importante gestire e ripulire con attenzione il database che contiene gli elenchi di e-mail impostando i parametri corretti e assicurandosi che la rimozione degli indirizzi avvenga in modo automatico.

  • Curare i contenuti

È importante che tutti i contenuti di ogni comunicazione siano gestiti con cura, evitando eventuali errori di battitura e imprecisioni nella forma: la credibilità di un’azienda agli occhi del pubblico emerge anche e soprattutto nei dettagli.

 

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Il valore della customer experience in-store

 

Fonte notizia:Crmwebnews

Un livello di loyalty costante e durevole nel tempo: è l’obiettivo di qualsiasi retailer. Oggi il mobile e la tecnologia hanno modificato profondamente le abitudini e i comportamenti dei consumatori al punto che questi ultimi sono diventati sempre più esigenti e alla ricerca di una “experience” ottimale in tutti i punti di contatto, sia che si tratti di un e-commerce che di un negozio fisico.
Ma attualmente i retailer sono davvero all’altezza delle aspettative dei loro clienti?

Secondo lo studio di iVend “Europe and North America: a study in omnichannel contrast” il 33% dei consumatori intervistati nel confronto tra l’esperienza on line e quella in-store  ha riscontrato un livello di servizio meno efficace.
In particolare molti ritengono l’e-commerce più comodo rispetto allo store e al tempo stesso il 22% di loro si dichiara insoddisfatto della store experience una volta effettuato l’acquisto in rete.

Ma quali sono i vantaggi dello shopping on line rispetto a quello in-store?

Al primo posto la tecnologia: l’acquisto on line permette ai retailer di rilevare e monitorare acquisti e abitudini e quindi di acquisire dati importanti su cui basare strategie di web marketing personalizzate su ciascun cliente. Altro vantaggio è la più facile interazione con i clienti e la possibilità di offrire assistenza e informazioni.

Capire come il cliente si approccia al negozio fisico e il suo comportamento all’interno, in che modo personalizzare le interazioni con i clienti, come aumentare la customer loyalty e in quale modo gestire le attività cross-channel: obiettivi importanti che i retailer devono perseguire per garantire ai propri clienti una customer experience di valore e assicurarsi un eccellente livello di loyalty.

La ricerca di iVend individua alcune strategie efficaci per  superare finalmente il divario tra shopping on line e off line e garantire nei negozi la stessa esperienza che i clienti hanno on line:

  • Qualità, servizio personalizzato e soluzioni di clienteling per venire incontro alle esigenze dei consumatori;
  • Offrire la possibilità ai consumatori di utilizzare il mobile anche all’interno dei negozi;
  • Tecnologia self-service anche all’interno degli store così da consentire ai clienti di cercare e reperire informazioni sui prodotti;
  • Tracciare i comportamenti d’acquisto dei clienti per assicurarsi una loyalty durevole nel tempo.

La sfida ai retailer è lanciata: potenziare il valore della customer experience anche nei negozi tradizionali così che ogni punto di contatto e ogni canale sia perfettamente integrato con gli altri.

Ma oggi c’è una grande novità per il mondo del retail: da una partnership tra Gta Factory  e Gipstech nasce OptimoRetail, la nuova soluzione “ready to go” per l’analytics in-store.
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Retail, proximity marketing e mobile marketing: il futuro è già qui…

Il proximity marketing è un mix di marketing strategico e tecnologia che consente un’interazione di prossimità con l’utente; in altre parole con il proximity marketing abbiamo la possibilità di veicolare attraverso uno strumento hardware e uno software contenuti multimediali verso determinate persone in base alla loro posizione. Lo strumento hardware è il beacon, un piccolo trasmettitore che funziona tramite Bluetooth e individuando i device nel loro raggio di azione consente un’interazione con lo spazio circostante. Lo strumento software, invece, non è altro che una piattaforma che mette in contatto il beacon con il device stesso.

Con il proximity marketing l’utente -nel corso di una visita a un museo, a un negozio, o a una fiera – avvicinandosi ad un hotspot riceve sul suo dispositivo mobile una serie di contenuti multimediali attinenti, al tempo stesso il fornitore di quei contenuti ha la possibilità di ricevere e organizzare dati e informazioni sull’utente in questione. L’obiettivo è suscitare nel potenziale cliente interesse, coinvolgimento e disponibilità all’acquisto.

I vantaggi di questa nuova tecnologia sono innegabili: la possibilità di “dare voce” a spazi, aziende, negozi e opere non è altro che un modo innovativo di arricchire l’esperienza del visitatore/cliente. Non c’è più bisogno di volantini, brochure o depliant: tutte le informazioni, gli extra, le offerte e le promozioni a cui il potenziale cliente può essere interessato arrivano direttamente sul display del suo dispositivo mobile, che sia smartphone, tablet o ipad.

Il proximity marketing è strettamente legato all’indoor positioning che è il posizionamento o tracciamento negli spazi chiusi. L’indoor positioning, anziché servirsi di una rete di satelliti come nel caso del GPS, sfrutta una rete di sensori che rilevano la posizione degli oggetti o delle persone da tracciare.

Arricchire l’esperienza dell’utente in un contesto microgeolocalizzato diventa possibile in tante occasioni e in differenti contesti: teatri, concerti, aeroporti, ristoranti, scuole, università. O magari nel caso di una conferenza, o di un corso: qualsiasi evento può lanciare un’azione di proximity fornendo contenuti rilevanti all’utente nel punto e nel momento preciso dell’interazione. Nel caso di un workshop, ad esempio, potremmo scaricare contenuti correlati a quanto stiamo seguendo in quel momento, come anche dialogare in differita su una “message board” con le altre persone presenti nello stesso luogo.

Ma l’ambito retail è probabilmente quello più affine al proximity marketing: collocando, infatti, i beacon sulla vetrina i negozianti possono inviare contenuti e notifiche anche a chi sosta semplicemente davanti al punto vendita perché attirato dalla merce in esposizione. Posizionando invece i beacon sugli scaffali o in prossimità di offerte speciali si ha la possibilità di fornire informazioni dettagliate sui vari prodotti, come anche contenuti emozionali o semplicemente raccogliere feedback dai visitatori. Il proximity marketing è poi molto efficace per campagne di coupon e raccolta punti consentendo di distribuire buoni sconto personalizzati e temporizzati a chi visita per la prima volta il negozio come anche ai clienti abituali.

Il proximity marketing si rivela decisamente utile per analizzare il comportamento dell’utente in-store: ogni spostamento del dispositivo mobile dell’utente viene tracciato e diventa così possibile individuare in tempo reale i percorsi all’interno del negozio, le zone più frequentate e con la migliore conversione in acquisti in modo da gestire con maggiore consapevolezza la disposizione degli spazi. In altri termini con questa nuova tecnologia si può ottimizzare un semplice store proprio come fosse un e-commerce e aumentare in modo significativo il ROI delle varie iniziative di marketing.

Il mondo del retail è cambiato: il futuro è già qui!

 

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Analytics, droni e non solo: i trend tecnologici per il 2016 nella top 10 di Gfk

 

Fonte notizia:Brand-news

Siamo sempre più connessi, la tecnologia è entrata ormai da protagonista nelle nostre vite trasformando in parte anche le nostre abitudini.
GfK ha elaborato il report “Tech Trend 2016” nel quale individua le 10 principali innovazioni in campo tecnologico che nel 2016 rivoluzioneranno ancora di più la nostra quotidianità.

  1. INVISIBLE ANALYTICS I dati sempre più alla ribalta. Basti pensare alle continue tracce che i consumatori lasciano nelle loro interazioni on line con le imprese: attingere a questi dati significa conoscere ad esempio cosa ordinano nei loro acquisti, o a che ora usano l’home banking, quali annunci consultano e quali marchi preferiscono. La possibilità di raccogliere i dati in modo passivo, “invisibile”, sarà sempre più importante per le aziende che desiderano capire a fondo il consumatore e le sue abitudini.
  2. REALTÀ VIRTUALE Ne abbiamo conosciuto le potenzialità finora nel campo dell’intrattenimento ma nulla vieta di pensare che in futuro la realtà virtuale potrà essere applicata anche in altri settori, come ad esempio l’istruzione, i viaggi o il retailing. Proprio di recente Facebook ha dichiarato di voler costruire un dispositivo che consentirà alle persone di essere ovunque, con chiunque e in qualsiasi momento, indipendentemente dai confini geografici.
  3. TECNOLOGIE INDOSSABILI Smartwatch, localizzatori GPS, fitness tracker: la tecnologia da indossare incontrerà nel 2016 sempre maggiori consensi tra il pubblico;
  4. SMART HOME Dal report di GFK emerge come nei prossimi 5 anni le tecnologie connesse alla “casa intelligente” avranno un impatto ancora più determinante nella vita quotidiana;
  5. DRONI Sempre più tecnologici e sempre meno costosi: questi dispositivi si avvicinano al grande salto dal mercato dell’hobbistica a quello mainstream: già oggi vengono spesso utilizzati a scopi commerciali (riprese aeree, mappatura paesaggio, consegne di merci) e si continua a investire sui droni anche perché hanno potenzialità ancora da esplorare.
  6. INTELLIGENZA ARTIFICIALE Il Financial Times non ha dubbi: “L’intelligenza artificiale è la tendenza più interessante negli investimenti in start-up dall’avvento dei Big Data”. I giganti dell’hi-tech come Facebook, Apple e Google hanno già avviato significativi investimenti in questo settore.
  7. VIDEO Entro il 2019 l’80% del traffico internet sarà costituito da contenuti video: è facile immaginare come potenzialità enormi possano profilarsi per le imprese da un mercato in continua evoluzione come questo.
  8. PAGAMENTI VIA MOBILE Nuove abitudini di pagamento per i consumatori che sembrano sempre più propensi a pagare beni e servizi direttamente dal proprio smartphone.
  9. AUTOMOBILI CONNESSE Negli ultimi 5 anni con la diffusione degli smartphone l’auto sempre connessa è diventata un “must” per molti guidatori.
  10. STAMPA 3D L’abbattimento dei costi e l’accessibilità della tecnologia fa presagire dal 2016 in poi una capillare diffusione della stampa 3D per consumatori e imprese.

I dati rappresentano le vere “guest star” del 2016: non è un caso se i 10 trend individuati da GfK  riguardano – direttamente o indirettamente – i dati e l’analytics.

Geomarketing guida alle decisioni strategiche di un dealer

 

 

 

GEO-MARKETING-Guida alle decisioni strategiche di un dealer

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Content marketing: la strategia vincente passa per i video

Fonte notizia:Crmwebnews

I video riscuotono maggiore successo sui social e sui blog rispetto agli altri contenuti: è sempre più evidente la loro presenza nelle scelte di condivisione degli utenti e inoltre la sensazione positiva di un utente in seguito alla visione di un video ne può influenzare in modo determinante anche le decisioni di acquisto in relazione a un particolare prodotto.
Gli ultimi studi e i dati statistici confermano l’efficacia dei video per favorire il customer engagement e generare nuovi lead. Le aziende non sono rimaste indifferenti a questo trend e sono sempre più propense ad affidare proprio ai video i loro messaggi promozionali: non più soltanto la replica di uno spot ma il video come strumento di presentazione di un prodotto/servizio, di formazione e di tutorial per gli utenti.
L’infografica di Explainify.com elenca le motivazioni per cui i video sono indispensabili per raggiungere gli obiettivi di business, a tal punto che una strategia di content marketing che da essi prescinda non possa che ritenersi incompleta:

  • Dalle previsioni di Cisco il traffico internet relativo ai video aumenterà vertiginosamente: dal 64% del 2014 all’80% del 2019;
  • Un’azienda che include nella propria pagina web un video ha 53 volte in più la possibilità di comparire nelle SERP di Google;
  • Il 71% dei marketer ci crede fermamente: i video aumentano il tasso di conversioni più di qualsiasi altro contenuto di marketing;
  • I video, come emerge da molti studi, sono in grado di garantire un migliore apprendimento e generare sensazioni positive e proprio per questo acquisiscono una posizione di vantaggio rispetto ad altri contenuti come immagini e testo;
  • Per il 52% dei marketer il ROI migliore  arriva proprio dai video, il 76% di loro sta già pianificando di ricorrere ai video per promuovere campagne di brand awareness mentre il 92% dei marketer – in particolare nelle aziende B2B – proprio nel 2016 includerà i video nelle strategie di content marketing.
    È proprio il caso di dirlo: “video is the king“!

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